7 Ottobre 2017

Lineapelle chiude un’edizione da record, nel segno dell’italianità

di Chiara Bottoni

Mancano solo gli ultimi dati definitivi di affluenza, previsti lunedì, per certificare l’edizione più brillante nella storia di Lineapelle, che si è conclusa ieri a FieraMilano. Dopo aver messo a segno un +3,5% di espositori, per complessive 1.285 aziende, la fiera di pelli, accessori e componenti per l’industria della moda rafforza la propria leadership internazionale ma al tempo stesso registra un ritorno dei visitatori italiani, cresciuti del 5%. Stabili i buyer esteri, con conferme dei paesi europei e asiatici. «È stata un’edizione entusiasmante per affluenza e per risultati», ha detto a MFF Fulvia Bacchi, direttrice di Unic-Unione nazionale industria conciaria e general manager di Lineapelle, evidenziando che tutti i settori espositivi hanno ottenuto successo. La scelta di spostare la kermesse della supply chain da settembre a inizio ottobre, due settimane dopo le esposizioni di scarpe e borse e al termine delle fashion week, ha quindi premiato gli organizzatori e dato impulso a un comparto sempre più dominato dalle imprese italiane. Nel mondo delle pelli, in particolare, oggi comandano gli italiani. La flessione della conceria cinese, le problematiche del gruppo Jbs in Brasile e la notizia giunta proprio durante Lineapelle del dissesto di Gst autoleather, secondo player statunitense del settore, confermano che il vento è cambiato e gli italiani, pur dovendo sostenere costi più alti della concorrenza, si stanno imponendo attraverso l’innovazione dei trend e la capacità di nobilitare materie prime non sempre eccellenti. Tra le destinazioni si profila un graduale recupero della calzatura ma è sempre la pelletteria a dominare la scena del lusso, con richieste crescenti da parte delle griffe legate alla tracciabilità delle origini.