24 Novembre 2017

Missoni, la forza del Dna nell’era digitale

«Ritmi accelerati ed evoluzione tecnologica sono la nuova sfida creativa», ha spiegato Angela Missoni, da 20 anni direttore creativo del marchio di famiglia. Ludovica Tofanelli

Missoni, la forza del Dna nell’era digitale
Angela Missoni

La tecnologia a supporto dell’heritage. Angela Missoni, direttore creativo di Missoni che festeggia 20 anni alla guida estetica del brand, ha fatto luce su come e quanto l’evoluzione tech e digital abbia impattato il lavoro stilistico delle maison, portando a ritmi incalzanti, ma aprendo anche a nuove possibilità. «I cambiamenti negli ultimi anni sono stati incredibili. Quando io ho iniziato Internet nemmeno esisteva, oggi è il motore di tutto ed è la strada da seguire. Quest’evoluzione ha portato a velocizzare incredibilmente il sistema», ha spiegato la stilista, alla guida di un marchio da 155 milioni di euro di fatturato incluse le licenze in occasione del Mfgs-Milano fashion global summit. «Bisogna sottolineare che è stata la stessa tecnologia, poi, a offrire la possibilità di realizzare così tante collezioni e uscite in un solo anno. Dall’altra parte, però, i ritmi accelerati impattano nel senso che molte volte ci si rende conto di non poter portare fino in fondo alcuni progetti. E questo mi fa pensare che il sistema andrà in qualche modo cambiato, è un discorso che nel settore gira da tempo in generale». Nel corso del suo intervento, Angela Missoni ha rimarcato quanto sia comunque fondamentale rimanere fedeli a se stessi, pur adattandosi per stare al passo con l’innovazione e a volte anche anticiparla. «Per un brand come Missoni il dna è fondamentale. I miei genitori con questo marchio hanno inventato una vera e propria lingua, io ne ho aggiornato il lessico», ha continuato a spiegare la creativa. A mantenere viva l’identità della griffe ha contribuito anche il fatto di essere rimasta una realtà indipendente, sebbene le porte a potenziali investitori non siano del tutto chiuse per il futuro. «Il pro di essere una famiglia è che si cerca fino all’ultimo di trovare soluzioni per il bene comune. Forse con altri soci non saremmo arrivati a questo punto. Rimanere indipendenti è sicuramente importante, ma questo dipende anche dalle misure e da dove si vuole arrivare», ha quindi concluso la stilista. Che per il futuro continuerà nella sua strada di concretezza: «Mi ritengo una persona fortunata quindi non oso nemmeno chiedere sogni, sarebbe troppo». (riproduzione riservata)