1 Dicembre 2017

Max Mara fa rotta sulla Corea

Il marchio ammiraglio del gruppo da 1,43 miliardi di ricavi è protagonista a Seoul con la quinta edizione della mostra «Coats!», in scena fino al 12 dicembre. Un omaggio a un mercato presidiato con 24 punti vendita e 8 duty free.

di Chiara Bottoni

Max Mara fa rotta sulla Corea

Max Mara fa tappa in Corea per celebrare i suoi oltre 60 anni di storia. Il marchio ammiraglio dell’omonimo gruppo da 1,43 miliardi di euro di fatturato nel 2016 ha inaugurato a Seoul il quinto capitolo della retrospettiva «Coats!». Un percorso nella storia e negli archivi della casa di moda della famiglia Maramotti, allestito all’interno dello spazio multifunzionale Ddp-Dongdaemun design plaza, avvenieristico progetto che porta la firma di Zaha Hadid. L’exhibition, che sarà visitabile fino al 12 dicembre, è stata realizzata dallo studio Migliore+Servetto architects, già curatore delle precedenti mostre di Berlino (2006), Tokyo (2007), Pechino (2009) e Mosca (2011), che ha lavorato sugli spazi di una monumentale cupola ispirata all’architettura di Étienne-Louis Boullée per costruire sette wunderkammer, simbolo di altrettante tappe della storia del marchio. Marchio che ha scelto di valorizzare in questo modo il proprio heritage nell’ambito di un mercato in piena espansione, dove l’etichetta è presente da circa vent’anni con 24 punti vendita e otto duty free store. «L’archivio è la memoria storica dell’azienda e avere memoria significa poter trasmettere alle nuove generazioni la cultura e la storia di un marchio», ha detto a MFF Laura Lusuardi, fashion coordinator di Max Mara. «Soprattutto in questi nuovi mercati è bello poter raccontare la visione di Achille Maramotti (fondatore del gruppo), che anticipò molte rivoluzioni del mondo della confezione e che, da subito, aprì le porte a consulenze con creativi (tra cui Karl Lagerfeld, Jean-Charles de Castelbajac, Narciso Rodriguez o i Proenza Schouler, ndr), scegliendo però di valorizzare in primo luogo il marchio». La mostra si apre con l’installazione site specific dell’artista coreana Yiyun Kang, curata da Daehyung Lee, per poi dare spazio ai sette ambienti, dedicati al fondatore (anni 50), allo studio creativo (anni 60), all’universo colorama (anni 70), all’icona, ovvero alla creazione del cappotto 101801 il modello di Max Mara più venduto al mondo e rieditato nel 2016, al set fotografico (anni 90), alle donne Max Mara (2000) e al fashion show (anni 2000). Protagonisti sono ovviamente i cappotti: oltre novanta modelli rappresentativi delle varie epoche e selezionati all’interno dell’archivio del marchio a Reggio Emilia, uno spazio creato nel 2003 per raccogliere 20 mila capi fisici del brand dagli anni 50 a oggi, oltre a schizzi originali, tessuti, oggetti legati alla comunicazione e 8.000 capi vintage, utilizzati per la ricerca. E, non a caso, proprio per celebrare questo evento, la casa di moda ha realizzato un look ad hoc, che porta la firma del fashion director Ian Griffiths, dove un cappotto in puro cammello è protagonista assoluto. Protagonista come la nuova icona Teddy bear, alla quale oggi sarà riconosciuto il premio best of the best 2017 a Pechino. (riproduzione riservata)