14 Dicembre 2017

THE NEXT 20

Guardare avanti, sempre. MFFashion compie 20 anni. Un traguardo importante che il primo quotidiano europeo della moda e del lusso ha deciso di celebrare con lo sguardo rivolto verso il futuro, verso il domani di un settore che rappresenta uno dei cardini del Made in Italy e dell’italianità.

di Chiara Bottoni

THE NEXT 20

Veicolo di questa visione è The next 20, un concept innovativo, articolato in progetti speciali, operazioni customizzate ed eventi charity, nella segno della sinergia tra l’informazione puntuale del quotidiano e gli approfondimenti di MFF-Magazine For Fashion, MFL-Magazine For Living fino alle nuove sfide di web e social. Il primo step di questo cammino è rappresentato da un numero da collezione, da oggi in edicola. Una special issue che raccoglie venti argomenti chiave che rappresentano le sfide di oggi e di domani, approfondite da altrettanti personaggi del fashion system, capaci di veicolare attraverso il loro prezioso punto di vista una visione limpida dello stato dell’arte. A partire dal legame, sempre più indissolubile e suggellato dalla nascita di fondazioni dedicate, tra moda e arte, tema da sempre caro al gruppo Prada e raccontato dalla viva voce di Miuccia Prada, passando per la sostenibilità, argomento chiave della progettualità di Cnmi-Camera nazionale della moda italiana e sfida accolta da tutti i principali gruppi del lusso, come confermato dall’esperienza di Livia Firth attraverso il suo progetto Eco age. Sinergia di oggi e liaison futura è anche quella tra moda e food, tanto che imprenditori come Renzo Rosso hanno deciso di diversificare il proprio business in questa direzione. Una scommessa come quella relativa al cruciale tema del rapporto tra e-commerce e offline, che rispecchia l’evoluzione della distribuzione stessa, illustrato attraverso le parole di Federico Marchetti, visionario fondatore di Yoox e guida del gruppo Ynap, e di una pioniera della distribuzione multimarca come Carla Sozzani, anima di 10 Corso Como. Tutto ciò all’interno di un contesto in cui la digitalizzazione ha reso i mercati sempre più globali, spingendo a un’evoluzione della mappa stessa del lusso, come raccontato da Michael Burke ceo di Louis Vuitton. Ed è proprio per questo che l’italianità e il Made in Italy dovranno essere sempre più valorizzati. Una sfida già abbracciata dagli stilisti, ad esempio Domenico Dolce e Stefano Gabbana, o da cultori dell’artigianalità come Brunello Cucinelli e diventata tema di riflessione per una filiera integrata, argomento affrontato da Claudio Marenzi, presidente di Pitti immagine e della neocostituita Confindustria moda. In questa geografia del lusso, sempre più importante sarà poi l’ospitalità, come quella offerta dalle maison che hanno scelto di diversificare nell’hôtellerie a partire da Giorgio Armani, tema che va di pari passo a quello della valorizzazione del patrimonio urbano. Operazione messa brillantemente in atto da Milano nel post Expo. Una Milano renaissance raccontata dal presidente di Cnmi Carlo Capasa. E la Cina? Sarà sempre l’Eldorado del lusso? Pare proprio di sì grazie all’emergere dei millennials, che hanno trasformato completamente il panorama locale rispetto ai tempi del primo approccio della maison italiane, una su tutte Salvatore Ferragamo, il cui suggestivo avvicinamento a questo paese negli anni Novanta è stato raccontato dalle parole di Ferruccio Ferragamo. Millennials e influencer, altra grande sfida del domani, un universo caro a Donatella Versace, mente creativa della maison della medusa, una delle prime a scegliere di affiancare la sua moda a questo mondo. Una fascinazione per il digitale che ha investito anche gli atelier, come raccontato da Miroslava Duma, a capo del progetto Ftl-Fashion tech lab. In questa rivoluzione, cuore delle maison saranno però sempre gli stilisti che, dismessi i panni delle celebrities, hanno scelto una divisa più informale e autentica, specchio reale dei tempi, come confermato da figure quali quella di Alessandro Sartori, a capo dello stile di Ermenegildo Zegna. A loro il compito di affiancare i manager in questo cammino verso la globalizzazione, che si snoda su più fronti: dalle sfilate, che si svincolano dai calendari ufficiali iniziando un tour da rockstar per il mondo, vedi Tommy Hilfiger, a una visione globale della bellezza, raccontata dalla voce di Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain. Senza perdere di vista dei capisaldi come la valorizzazione del prodotto, in primis i redditizi accessori, tema affrontato con il prezioso contributo di Pietro Beccari, ceo di Fendi e futuro ad di Christian Dior dal 2018, o l’industria, come quella italiana della bellezza, descritta dalle parole da Fabio Rossello, presidente di Cosmetica Italia. O ancora la sfida economica delle imprese per crescere, legata all’eterno dilemma tra quotazione e private equity, raccontata dal numero uno di Moncler, Remo Ruffini. Tutto ciò per tracciare i binari di un percorso sempre più complesso ma per questo ancora più stimolante verso il domani del lusso. Perché il primo passo è fare un passo avanti. (riproduzione riservata)