12 Gennaio 2018

L’odissea dis-order by Undercover e TheSoloist

A chiudere la 93ª edizione di Pitti immagine uomo è il dialogo creativo tra Undercover e TheSoloist. Per la prima volta sulla stessa passerella, i due brand giapponesi, rispettivamente guidati dagli stilisti Jun Takahashi e Takahiro Miyashita, hanno svelato all’unisono le loro collezioni maschili per l’autunno-inverno 2018/19, calcando uno dopo l’altro la lunga passerella all’interno della Stazione Leopolda.

di Ludovica Tofanelli (Firenze)

L’odissea dis-order  by Undercover  e TheSoloist

A scrivere il primo capitolo di questo racconto a due, in cui gli stilisti hanno giocato il ruolo di guest designers della kermesse fiorentina dedicata al menswear, è stato Undercover. Tornato nella cornice fiorentina dopo quasi nove anni, Jun Takahashi ha interpretato in modo intimo quello che sull’invito della sfilata è stato definito come order-disorder. Un viaggio che dalla terra arriva fino allo spazio, che inizia con un look composto da una maxi gonna plissettata insieme a una maglieria avvolgente. Poi un continuum di check, spille da balia e completi a costine per un abbigliamento mountain-inspired dove trovano posto sottigliezze tailoring. Dalla natura lo scenario evolve fino all’universo, compaiono citazioni Human error e Computer malfunction a instradare un nuovo corso catarifrangente. È la volta delle stampe astrali e della space odissey. Cala il sipario e quattro modelli calcano la passerella nelle loro maxi tute spaziali con luci apocalittiche. È lo spazio che scende in terra, o forse è viceversa. Torna il buio e poi la luce apre il secondo capitolo, quel rovescio della medaglia citato come disorder-order, che è stato affidato alla performance di TakahiroMiyashitaTheSoloist. Uno show che segna non solo il debutto del brand a Pitti, ma anche la sua prima sfilata al di fuori del Giappone. I modelli di TheSoloist arrivano dal lato opposto rispetto a quelli di Undercover, sono guerrieri underground che vestono substrati coprenti e hanno il volto celato. Indossano maxi coperte, giacche portate a modi di zaino e dettagli di fibbie e lacci. In un climax ascendente, la dominanza del nero lascia posto alle maxi tute arancioni, le maschere à la Hannibal si trasformano in antiradiazioni. I capi in serie che chiudono il secondo corso parlano attraverso una scritta che anima i loro impermeabili: the day the world went way. Per un finale yin e yang, con un’armata di modelli che appare da un lato con lunghe gonne bianche e dall’altro con pantaloni e crop top neri.

Giudizio. Bravi. Jun Takahashi e Takahiro Miyashita sono stati capaci di portare in passerella ognuno la propria identità stilistica, contribuendo a un racconto comune. Un gioco a due che non è stato solo scambio culturale e creativo, ma anche sigillo di un legame personale. A unire i due stilisti è una forte amicizia, che ha reso possibile questa confluenza delle loro creazioni per il prossimo inverno attraverso due show consecutivi ma complementari.(riproduzione riservata)