13 Gennaio 2018

Pitti uomo, l’Italia torna protagonista

La 93ª edizione della kermesse fiorentina si è chiusa ieri con presenze in aumento del 2,5% e un ritorno dei buyer nazionali. Bene anche l’afflusso dall’Est Europa.

di Andrea Guolo e Matteo Minà (Firenze)

Pitti uomo, l’Italia torna protagonista
Un’immagine dell’evento Replay a Pitti uomo

Leggendo i numeri di affluenza di Pitti immagine uomo 93 conclusosi ieri a Firenze, prima ancora della positiva affluenza generale dei compratori (+2,5% su gennaio 2017, a quota quasi 25mila ingressi, di cui circa 9.200 dall’estero, +4%), il dato che salta all’occhio è la ripresa del mercato italiano. Come già comunicato dagli organizzatori (vedere MFF di ieri), dopo due edizioni precedenti in diminuzione (-9% a giugno scorso e -3,5% un anno fa), dove invece l’estero fu segnato in entrambe da una conferma delle presenze, l’Italia torna a crescere dell’1,5%, a quota 15.750 ingressi. In generale durante la tre giorni sono state oltre 36 mila le presenze in Fortezza da Basso. «È un bilancio molto positivo, nei numeri e nell’atmosfera di grande vivacità che abbiamo vissuto», ha spiegato Raffaello Napoleone, ad di Pitti Immagine. «Insieme a tutto ciò, c’è anche una forte soddisfazione per il numero e l’importanza dei compratori presenti: tutti i migliori negozi e department store internazionali e i più importanti shop online». MFF ha raccolto i sentiment dei vari espositori sia di abbigliamento, che di accessori. Per la prima delle due macro merceologie una disamina del mercato italiano arriva da Sauro Bianchetti, titolare del brand di pantaloni Siviglia. «Una buona edizione di Pitti uomo, che si conferma l’unica fiera interessante del comparto. Il mercato italiano, per noi l’80% delle vendite, ha dato segni di ripresa e abbiamo avuto un’affluenza costante anche dei buyer esteri, giapponesi in primis. E proprio quei clienti hanno molto apprezzato la nostra nuova linea Wht-Wool high tech, con tre modelli di chino termonastrati e idrorepellenti». Dello stesso avviso Elena Conti, direttore commerciale di Bramante, marchio di maglieria che fa capo alla società Supermaglia da 12 milioni di euro nel 2017. «La partecipazione degli italiani è stata molto positiva. Sul fronte estero, per noi circa il 40% delle vendite, buona l’affluenza dall’Inghilterra, dalla Germania e dalla Svizzera. Dal lato opposto, meno clienti dalla Francia, dagli Usa e dall’area del Far east. Forse sarebbe da ipotizzare uno slittamento in avanti di una settimana delle date per l’edizione invernale, visto che lo slot attuale coincide con l’inizio dei saldi». Di una ripartenza del mercato a stelle e strisce ha parlato invece Andrea Pucci, co-titolare del marchio di outerwear Ahirain, fondato nel 2016 a Empoli (Firenze), alla prima partecipazione a Pitti uomo, coincidente con il lancio del menswear. «Un buon passaggio di clientela. Se dall’Italia, per noi un 20% del giro di affari, sono venute tutte le più importanti vetrine, dall’estero hanno brillato i mercati asiatici ed europei e sono entrati in stand tutti i più importanti department store, a riprova di una ripresa di quel canale distributivo Usa». Gli ha fatto eco Vincenzo Maria Pisano, direttore commerciale del marchio di camiceria partenopeo Maria Santangelo. «Siamo soddisfatti, visto l’ottimo flusso di buyer da Giappone, Corea e del ritorno di quelli americani, compresi i department store. Siamo contenti anche delle visite dall’Italia, per noi circa il 20% delle vendite». Soddisfatto di questa edizione Antonio Gavazzeni, patron di Cit, società lombarda da 28 milioni di euro che controlla il marchio Bagutta. «Se da un lato abbiamo incontrato tanti clienti italiani e da Giappone e Corea, sono un po’ mancati quelli dagli Usa. Per l’anno in corso, dopo un calo del 10% del fatturato a fine esercizio scorso, puntiamo a crescere grazie al main brand e alla licenza con Robert Friedman». Feedback positivo anche da Saverio Moschillo, patron del brand di sportswear Husky, che ha parlato di: «una buona edizione, segnata dal grande ritorno degli italiani. Dall’estero, area che non ha brillato particolarmente, ottime performance da Giappone, Corea, Russia, Francia e Olanda. Pur confermando la centralità di Pitti uomo e l’ottimo lavoro fatto dagli organizzatori, a nostro avviso sarebbero da rivedere alcune strategie in ottica di maggiore semplicità di lettura dei vari stili in relazione alla posizione degli stand». Calzature e accessori conquistano spazio nei negozi di abbigliamento maschile e gli espositori archiviano un Pitti a tratti entusiasmante. «Premesso che è difficile ricordare un’edizione negativa, questa volta è andata particolarmente bene per il ritorno in grande spolvero di russi e buyer provenienti dall’est Europa», ha affermato Gianluigi Baracco, proprietario di Henderson, calzaturificio della Riviera del Brenta specializzato in scarpe maschili di fascia alta e destinate per il 70% all’estero. E se Baracco ha notato un leggero calo di compratori asiatici, allo stand della milanese Calzoleria Rivolta, realtà bespoke di via della Spiga, l’affluenza dal Far east è stata ancora una volta incessante ma il titolare Fabrizio Rivolta sottolinea il risultato dei clienti anglosassoni: «Americani e inglesi sono tornati, dopo alcune edizioni in sordina. Buoni anche i riscontri dal nord Europa». Andrea Granatelli, alla guida del calzaturificio marchigiano Gma che opera con il marchio Green george e vende per il 70% in Italia, ha centrato le aspettative: «I nostri clienti», ha detto, «hanno venduto l’80% delle collezioni prima dei saldi. Sono arrivati in fiera con fiducia e risorse per gli acquisti della prossima stagione». Ottime sensazioni allo stand Lotto sport Italia, quest’anno protagonista a Pitti con la seconda collezione realizzata dallo stilista Damir Doma: «Il riscontro è più che positivo e si è tradotto in un buon livello di ordini e un incoraggiante avvio della campagna di vendita», ha commentato il presidente Andrea Tomat. Nella pelletteria va segnalato il debutto di Giorgio Fedon a Pitti con la società dedicata Fedon 1919, per effetto di una riorganizzazione mirata a potenziare il business: «Abbiamo ampliato la collezione per intercettare le potenzialità del canale wholesale», ha affermato l’ad Maurizio Schiavo. «Affluenza soddisfacente e pubblico più interessato», ha affermato Antonella Faedi, direttore commerciale di Campomaggi, notando un numero superiore di presenze cinesi e americane. Ed è stato un bel Pitti anche tra i produttori di cappelli. «Questa non è soltanto una vetrina, ma una fiera concreta nella quale abbiamo scritto ordini e trovato nuovi clienti russi e giapponesi», ha concluso Alessandro Gallo, titolare di Doria 1905. (riproduzione riservata)