14 Dicembre 2016

Donatella Versace si racconta a MFF

di servizio Stefano Roncato, foto Tommy Ton @ TheCollectiveShift

Donatella Versace si racconta a MFF

È come un soffio di profumo a occhi chiusi. Evoca, incuriosisce, magnetizza. Sarà il suo cognome da Olimpo della moda. Sarà il suo nome che basta da solo. Potrebbe incutere un po’ di timore ma è proprio lei a rompere indugi e abbattere barriere. Perché Donatella Versace, in copertina sul numero in edicola di MFF_Magazine for Fashion, ha una prima, grande dote. La simpatia. Coinvolgente e ironica, dalla risata calda e contagiosa, che svela una mente acuta e intelligente. «Come mi definisco? Prima di tutto donna. E in quanto tale, posso essere ciò che voglio, direttore artistico, stilista, imprenditrice, madre, amica...». Interesting. Inattaccabile. Le sue parole hanno un soundtrack naturale. Un glamour innato e istantaneo. Parla e click, non c’è scampo, diventi subito un piccolo fan. Sembra di entrare in un video musicale di Madonna, di Elton John, di Lady Gaga, di Zayn Malik, con cui inizierà una collaborazione per la linea Versus. Pensi al suo biondo iconico dai riflessi diamonds and pearls come canterebbe Prince, che ha spesso composto per la colonna sonora dei suoi défilé, altro amico storico di casa Versace. La maison con uno sguardo che incanta. Con le sue donne trasformate in dee con un vestito. Con le star stregate da silhouette femminili. Con le creazione delle celebri supermodelle, capitanate da Naomi Campbell in pedana all’ultimo show. Che è sempre una garanzia, un crash tachicardico. Una prova per Alpha men con
un cast che ha magnetizzato tutta la monarchia estetica, un dizionario da fashion goddess.
 Adriana Lima, Anna Ewers... Uno stuolo turba-sogni chiuso, tanto per citarne una non proprio a caso, da Gigi Hadid, ultima imperatrice del mondo digitale, sirena carismatica di Instagram. Nonché fidanzata di Mr. Malik. Perché da Versace si guarda avanti, il sogno continua.

È difficile essere Donatella Versace?

No, perché sono me stessa. Difficile è tentare di essere chi non sei. Essere veri, autentici con se stessi è la cosa più importante.

Come si definirebbe? Stilista, imprenditrice...

Mi definisco prima di tutto donna. E, in quanto tale, posso essere ciò che voglio, direttore artistico, stilista, imprenditrice, madre, amica...

Ha ribadito più volte la necessità di raccontare la forza delle donne...E lei, si ritiene una donna forte?

Essere forte non significa essere invulnerabili. Anche una donna forte ha le sue debolezze ma questo non la rende debole, la rende umana. Essere una donna forte per me significa giocare seguendo le proprie regole, spostare i limiti e infrangere le barriere, superare le proprie debolezze e combattere per quello in cui credi.

Qual è il suo primo ricordo nella moda?

Sono nata in una famiglia dove creatività e artigianalità sono tutto. Mia madre era una sarta e la tradizione italiana del taglio, della forma e della qualità sono state parte della mia vita fin dai miei primissimi ricordi.

Avete una storia che ha appassionato. Momenti folgoranti e momenti più difficili come la morte di suo fratello Gianni... Le pesa guardare indietro?

Abbiamo vissuto momenti di grande crescita e momenti di difficoltà. Ma siamo riusciti a sollevarci e cogliere l’opportunità per rinnovarci e rivoluzionare il nostro modo di fare moda. Infatti, ogni marchio di moda, come ogni azienda, deve rinnovarsi se vuole avere successo.

Quanto conta essere una famiglia per avere affrontato la vostra storia?

Essere una famiglia conta sempre in qualsiasi storia. Io sono fortunata perché il mio brand è anche la mia famiglia. In Versace ridiamo, lavoriamo duro, litighiamo, facciamo pace. È una famiglia ed è anche più grande perché ne fanno parte anche i miei amici.

In che momento oggi è la maison della Medusa?

Versace è un luogo d’incredibile energia, è un luogo dedicato alla creatività.

Cosa le ha fatto capire che qualcosa stava cambiando e che stavate tornando al top?

La chiave è l’evoluzione, il cambiamento. Mettersi in discussione e cercare sempre di andare oltre.

Com’è cambiata la maison dall’era di Gianni a quella attuale?

Le aziende di moda stanno vivendo un momento di profondo cambiamento, tra più signi- ficativi degli ultimi vent’anni. Internet ha permesso al lusso di diventare a «disposizione» di tutti e ha spalancato ai giovani le porte della moda: le notizie si trovano in rete. Si compra, si chiede consiglio alle amiche, si condividono gli acquisti. Tutto si fa online. In questo scenario, non solo i marchi devono saper interpretare i cambiamenti. Tutti i protagonisti della moda devono evolvere.

Lei è anche una grande talent scout. È orgogliosa di aver lavorato con stilisti giovani che hanno fatto strada come Jonathan Anderson, Christopher Kane e Anthony Vaccarello?

I giovani designer sono la mia passione. Adoro lavorare con loro e, mentre lavoriamo, insegnare e imparare da loro. Mi piace incontrarli proprio quando si laureano perché mi permettono di confrontarmi con un mondo che non vedo tutti i giorni.

Quali giovani designer apprezza in questo momento? Qualche italiano?

Non apprezzo solo i giovani designer conosciuti, ce ne sono altri che lavorano nel mio ufficio stile di Milano: giovani laureati provenienti da scuole di design di tutto il mondo. Con loro condivido passione, energia e creatività. Nella moda ci sono stilisti famosi e riconosciuti pubblicamente, ma ce ne sono anche molti dietro le quinte che contribuiscono a rendere la moda quello che è oggi. Il loro lavoro è fondamentale.

E tra i grandi designer, chi apprezza?

Karl Lagerfeld, Miuccia Prada, Riccardo Tisci... la mia idea di moda è un’idea di alleanza creativa.

Avete inventato le top model anni 90. Quale ricordo ha di quelle donne che incan- tavano il mondo?

Donne incredibili, forti e senza paura.

Con Gigi Hadid, Bella Hadid and co... Siamo di fronte a una nuova generazione di supermodelle?

Forse sì in un certo senso, ma in un modo diverso da prima. Hanno un nuovo potere, una voce ancora più forte e un’immagine proiettata in tutto il mondo attraverso internet.

Chi sono le Linda, Cindy e Christy di oggi?

Gigi e Bella Hadid, Kendal Jenner, Irina Shayk, Taylor Hill...

Nella sua ultima sfilata ha ribadito un casting full of stars. Tra cui Naomi Campbell... Quanto conta un line up importante come il suo?

La selezione delle modelle è fondamentale, dai volti noti a quelli nuovi. Ognuna deve avere individualità e personalità. Non è solo il corpo, ma l’attitudine, l’energia, la passione. Sulla passerella cerco di portare figure femminili diverse e uniche tra loro.

Con Versus inizierete a collaborare con Zayn Malik... Perché la scelta di una celebrity?

Perché no? Zayn è una delle più forti personalità presenti sulla scena mondiale. La prima volta che ci siamo incontrati mi ha subito detto quanto amasse la moda. Ho pensato che sarebbe stato fantastico poter lavorare assieme a una nuova collezione per Versus Versace. Zayn ha un enorme numero di fan in tutto il mondo, sono sicura che ci seguiranno.

Cosa cercano o vedono ora i giovani in voi?

Ho sempre pensato alla moda come una celebrazione della gioia di vivere e di trasformare e ogni attimo in qualcosa di unico. Versace ha sempre parlato di libertà e di creatività. La libertà e il diritto di essere se stessi, indipendentemente da chi sei e da chi ami.

Come definirebbe in tre parole Versace oggi?

Passione, creatività e innovazione.

Come nasce una sua collezione? Cosa le serve come ispirazione?

Sono ispirata da tutto quello che mi circonda, dal mondo intero e dalle donne che lo vivono. Sono un’osservatrice, guardo il presente e penso al futuro. Guardo le donne di oggi, come si vestono, cosa cercano, cosa vogliono nella vita. Sono le donne del presente a ispirarmi e mi spingono a creare collezioni per loro e per il modo in cui vivono la loro vita.

Qual è il mood dietro la sfilata?

Lo sportswear è il futuro della moda, renderlo unico e lussuoso è la mia sfida, questa stagione. Questa collezione riguarda una sola cosa, la libertà. Libertà di movimento. Libertà di agire. Libertà di essere chiunque tu voglia essere. Proprio come nelle parole della musica della sfilata: «This show, this show is for the women taking chances / Take the leap, if we do nothing, we get nothing».

Cosa prova quando vede degli stilemi Versace omaggiati su altre passerelle?

Se ti citano significa che hai fatto la cosa giusta, no?

È appena uscito un suo libro... Cosa racconta? Cosa rappresenta per lei?

È molto importante per me. Racconta Versace attraverso i miei occhi, racconta il mio lavoro di questi anni e tutta la passione e l’amore che ho. Ho avuto la fortuna di collaborare con persone dal talento straordinario in ogni campo artistico e sono tutte in quelle pagine.

Lei è famosa, amica delle star. Ma poi è in grado di rendersi «invisibile» senza troppe uscite mondane se non quelle legate al lavoro. Quanto conta la sua privacy e la sua vita privata?

Credo che valga per tutti, ci sono cose che amo condividere del mio lavoro e della mia vita, ce ne sono altre invece che sono solo mie.

E come coniuga questo con l’apertura del suo account Instagram, dove ormai è molto seguita?

Sono così felice di aver raggiunto un milione di follower in così poco tempo. Credo in una moda che parla a tutti in ogni parte del mondo. Basta con le vecchie regole, la moda deve essere qualcosa che unisce, un’alleanza globale. Ho visitato il quartier generale di Instagram in California e da lì il passo è stato breve. Il mio interesse per la tecnologia è sempre più grande. Amo il futuro e penso in continuazione a quale sarà il prossimo passo. Chi vuole guardare sempre al passato? È passato. Andiamo avanti.

Quale immagine non pubblicherebbe mai?

Una foto che non rispecchi quello in cui credo.

Le pesa essere diventato un personaggio pubblico, citato anche in televisione?

Fa parte del mio lavoro. E certe volte mi diverto anche. Immaginatevi che noia se ci prendessimo tutti troppo sul serio.