17 Febbraio 2017

New York chiude con la street parade di Marc Jacobs

New York chiude con la street parade di Marc Jacobs

New York chiude la sua settimana di sfilate autunno- inverno 2017/18 con il doppio show di Marc Jacobs, unico protagonista della giornata di ieri. Un ulteriore segnale, questa presenza in solitaria, della debolezza di una fashion week, specchio di un mercato in difficoltà e alla ricerca di una via di rinnovamento, con la conferma della centralità delle piazze europee di Milano e Parigi, patrie delle più consolidate case di moda internazionali, e di Londra, al via oggi (vedere altro articolo a pagina IV). Resta invece totalmente devoto alla sua città Marc Jacobs, che conferma la consueta location uptown per il suo show e manda in scena una collezione che è un esplicito omaggio alla cultura street statunitense, a partire dal mondo dell’hip hop, facendo però sfilare le donne completamente senza musica. «Alcuni mesi fa ho guardato un documentario intitolato Hip-hop evolution, incentrato sulla storia di un movimento culturale che ha rivoluzionato il panorama della musica. mondiale e ha dato un forte segnale anche a livello stilistico», ha spiegato il designer, che ha fornito una personale rappresentazione dello sportswear e del casual. Un vestire quotidiano che si traduce in un semplice cappotto posato su un abito, in un maglione e un paio di pantaloni o in una tuta da jogging con uno spiccato gusto 70s. Montoni e coat con i colli di pelliccia nascondono abiti di lurex e gonne di paillettes, pantaloni a zampa di velluto o di tweed scivolano sulle maxi zeppe stringate. Gioielli bling bling frutto della collaborazione con l’artista Urs Fisher e cappelli che portano la firma di Stephen Jones completano questi look da Bronx deluxe. Lo show finisce silenzioso così come è cominciato, Marc Jacobs attraversa la passerella tra gli applausi e l’attenzione si sposta fuori, sulla strada, dove le modelle formano un’installazione vivente realizzata dal fotografo newyorkese Joel Meyerowitz. Giudizio. «Non usate i telefonini in sala». Il messaggio è perentorio. In sala non ci sono nemmeno i fotografi perché sono sistemati in mezzo alla strada, a scattare le modelle che tornano dove i loro abiti sono stati pensati per stare. Un messaggio provocatorio che, a suo modo, pone l’ennesimo interrogativo sulla funzionalità delle sfilate come finora sono state concepite. (riproduzione riservata) Chiara Bottoni (New York)