28 Settembre 2017

Boglioli, dopo phi via al concordato

Dopo l’ingresso del fondo spagnolo il marchio uomo ammesso alla procedura in continuità

di Andrea Giacobino

È Matteo Brangi il commissario della Boglioli, azienda bresciana di abbigliamento maschile che l’altroieri è stata ammessa alla procedura di concordato pieno con continuità aziendale da Stefano Rosa, giudice delegato del tribunale di Brescia. Il via libera al concordato è la logica conseguenza della vendita della società, perfezionata nel maggio scorso, alla spagnola Phi industrial, fondo finanziato da investitori istituzionali europei specializzato in acquisizioni di imprese in difficoltà (vedere MFF del 19 maggio). Il tribunale ha quindi accolto il ricorso presentato per conto dell’azienda dallo studio legale Iannaccone nel quale si spiegano le motivazioni della crisi e il possibile rilancio di Boglioli il cui socio di ampia maggioranza, prima della vendita, era il fondo Wise con il 97,3% mentre quote residuali facevano capo a Giovanni Mannucci (2%) e Andrea Perrone (0,7%), subentrato al primo come amministratore delegato. La società, nata nel 1972, attualmente ha un capitale di 15,8 milioni di euro e il 100% delle azioni è in pegno a Bpm a garanzia di finanziamento di 26,5 milioni concesso nel 2007 quando fu perfezionato l’albo che acquisì e incorporò la ex Luca’s Moda, cambiandone denominazione. Boglioli, che opera con le controllate Boglioli retail e l’americana Boglioli corp., deve la sua crisi: «Alla fase recessiva del mercato», ha spiegato il ricorso, «che ha provocato una forte contrazione dell’ebitda, quindi di far cassa e far fronte all’indebitamento». Dopo un primo accordo di rescheduling del debito nel 2010 col ceto bancario e un secondo nel 2014, la società chiudeva in perdita il 2015 e i primi mesi dell’anno 2016 vedevano una contrazione del fatturato e un variazione negativa dell’ebitda. L’aumento di capitale di 7,5 milioni di euro sottoscritto lo scorso anno da Wise che immetteva altri 1,5 milioni di finanziamento non bastavano a sanare la situazione, tanto che a ottobre Mannucci si dimetteva e al 30 novembre 2016 le perdite totali salivano a quasi 40 milioni. Di qui la richiesta di concordato attraverso un piano da presentare a breve e che dovrebbe prevedere il rimborso al 100% dei creditori privilegiati e al 15% dei chirografari. (riproduzione riservata)