Couture for men only

di Chiara Bottoni

Grazie al lavoro di Alessandro Sartori nasce il guardaroba deluxe firmato Berluti. Costruito grazie a una piattaforma haut de gamme, composta da 16 laboratori artigianali.

Couture for men only
Pietro Beccari, Alessandro Sartori, Antoine Arnault

«Quello che maggiormente mi preoccupava all’inizio di questa avventura era trovare gli artigiani in grado di sviluppare i prodotti che avevo in mente». Bastano queste poche parole, pronunciate da un emozionato Alessandro Sartori a qualche ora dal debutto parigino della prima linea di abbigliamento di Berluti, per capire il senso di questo nuovo progetto haute de gamme che porta la firma imprenditoriale di Antoine Arnault, il delfino dell’impero Lvmh di Bernard Arnault, e quella stilistica del designer italiano ex Z Zegna, oltre alla supervisione manageriale di un fuoricalsse come Pietro Beccari. «Poi ho trovato un sarto di Torino, specializzato in una particolare tecnica di lavorazione delle spalle delle giacche maschili che permette di lasciare uno spazio tra giromanica e corpo al fine di garantire la massima libertà di movimento anche sulle vestibilità più asciutte», ha continuato Sartori, «e gli ho chiesto di trasferire questa tecnica sui capospalla. La sua reazione è stata, devo confessarlo, di grande perplessità ma, alla fine, questo è il risultato», ha poi detto lo stilista mostrando con orgoglio i suoi capospalla gioiello, un doppiopetto di cashmere grigio con finiture di antilope e un parka oversize foderato di castorino. Capi che più che appartenere a una collezione di prêt-à-porter appaiono come outfit di un défilé di haute couture al maschile. Tanta è la preziosità dei materiali e delle lavorazioni nonché la cura maniacale verso il dettaglio. Un diktat che ha guidato Sartori in tutto il suo lavoro sulla collezione.

Da luglio a oggi il tempo non è stato molto e praticamente lei e l’ufficio stile siete partiti da zero nel costruire l’immagine ma anche la catena produttiva del menswear di Berluti. Come avete fatto?

Ho iniziato a perlustrare l’Italia alla ricerca dei migliori artigiani. Sarti, esperti nel maneggiare i pellami, maestri della tintura... Non è stato facile ma mi sono sorpreso nel constatare come esistano ancora figure iper-specializzate. Sono così riuscito a selezionare una rete di 16 laboratori che hanno spesso collaborato fra di loro nella realizzazione dei pezzi della collezione. Le finiture in pelle delle giacche ad esempio sono state messe a punto ad hoc in una fase successiva rispetto alla creazione del modello in sartoria.

Questo significa che ogni capo è praticamente un pezzo unico, come avviene nel dorato mondo della haute couture femminile?

Mi piace definire il prêt-à-porter di Berluti una carving couture, per sottolineare il potere straordinario delle costruzioni sartoriali che letteralmente sono in grado di scolpire i capi e di rendere attuale la silhouette. Conferendo un touch moderno a proposte pensate per essere la quintessenza di un’eleganza senza tempo.

Quali sono i pezzi più rappresentativi di questa collezione in termini di artigianalità?

Potrei citare una giacca biker dipinta a mano, massima espressione di savoir faire artigianale. Ci sono volute ben 70 ore di rifinitura per metterne a punto il colore con una tecnica analoga a quella impiegata per la patinatura a mano di una borsa, che ha richiesto otto ore di lavoro per raggiungere la tonalità perfetta.

Come spettatori surreali dei tableaux vivants allestiti per presentare la collezione di debutto avete scelto una selezione di forme storiche di scarpe Berluti appartenute a celebri clienti della maison. Quanto è stato importante il patrimonio del passato nel tratteggiare il nuovo corso di Berluti?

La costruzione e le rifiniture a mano sono storicamente il tratto distintivo delle calzature Berluti. In una ricerca estrema della qualità che ho voluto trasferire anche nell’abbigliamento. Per raccontare come la moda possa meravigliosamente creare un punto di contatto tra il sogno e la vita reale.