Disciplina militare

di Fabio Maria Damato

Da Napoleone al Richard Gere di ufficiale e Gentiluomo, passando per Le stanze del potere immaginate da Prada. L’uomo scandisce la sua virilità recuperando un’estetica army.

Disciplina militare
Dior

È di moda il rigore. La disciplina dello stile. L’uomo per la prossima stagione fredda marcia sicuro e spedito recuperando un codice vestimentario figlio della disciplina militare. Virile a tutti i costi, macho senza essere grottesco, programmato per comandare. Tra echi da caserma e stanze del potere, come piace tanto a Miuccia Prada, che ha ricostruito negli spazi della sua Fondazione un palazzo in bilico tra i racconti di orwelliana memoria e le suggestioni di una segreteria assolutista. Accompagnato da un guardaroba impeccabile e vanesio. Da primo ufficiale dello stile. In mente frames di pellicole cult che hanno scritto l’immaginario collettivo contemporaneo grazie ad attori mito, da Richard Gere a Tom Cruise, passando per Jack Nicholson, chiamati a evocare atmosfere military. Le stesse che animano, nell’incedere del passo e nei dettami dei capi, lo show di Kris Van Assche per Dior homme. O la sfilata-performance di Umit Benan. «Ho voluto raccontare i soldati nel giorno dopo la fine della guerra. Raffigurando il momento prima di tornare a casa, quando si preparano per fare la foto finale, celebrativa», ha spiegato lo stilista. E sono militari in viaggio anche quelli di Kenzo, disegnati da Humberto Leon e Carol Lim, che sfilano sul ciglio dei binari di un treno in partenza per la trincea. Una trincea ipotetica che rappresenta il contemporaneo. Scandito da riferimenti assoluti a un mondo che trionfa in Ufficiale e gentiluomo e in Pearl Harbor, dove il maschio moderno abbandona gli eccessi eccentrici della passerella per tornare a capi solidi e misurati, autorevoli. Come accade sulla pedana di Versace, dove Donatella Versace accanto a borchie e rivetti metallici, cromie choc e bouquet floreari, sceglie coat in lana da divisa e camouflage adatti alle giornate trascorse al fronte. Un souvenir che affiora anche nei sofisticati coat da ufficiale di Dries Van Noten, nelle giacche da Legione straniera di Balenciaga o nei giubbini in stile Top gun. Che remixano il verde army con tracce di campagna inglese, quando sono quilted (Burberry prorsum) o semplici (Dsquared2). Nell’autunno-inverno 2012/13 l’abito torna dunque a fare il monaco. E se in un periodo di incertezze economiche sul futuro niente è prevedibile, che lo diventi almeno il guardaroba di homme, inebriato da un ritorno ai vecchi ruoli del vestire. A rischio di guardare così indietro nel tempo da riscoprire il fascino del generale, imperatore e conquistatore per eccellenza: Napoleone Bonaparte. Rieditato nelle giacche di velluto ricamate in filo d’oro da Domenico Dolce e Stefano Gabbana, per la loro Dolce & Gabbana, in un omaggio al barocco che strizza l’occhio al direttorio. Lo stesso flavour si ritrova nelle creazioni di Sarah Burton per Alexander McQueen, ma anche nei coat e nelle giacche percorsi da file di bottoni dorati, che animano le passerelle di Yohji Yamamoto e di Frida Giannini per Gucci. O nei piumini a doppio petto, da generale di marina, come quelli disegnati dall’estroso Thom Browne per Moncler gamme bleue separati alla nascita dalle giacche indossate da Tom Cruise in Codice d’onore. Fino all’ultimo enfant prodige della moda d’Oltralpe, Olivier Rousteing, direttore creativo di Balmain. Che cita l’esercito della corte degli Zar di Russia, remixato alla dolcezza di Rudolf Nureyev. La nuova stagione sarà dunque ricordata come quella del ritorno a una certa estetica forte, maschile, autoritaria. Dove l’uomo sarà pronto a riappropiarsi dell’ormai perduta leadership: quella di vestirsi da uomo vero.