Outerwear come-back

di Diane Pernet, foto di Sonny Vandevelde

La stagione incorona i suoi must-have, ripensati e rivisti. Seguendo il diktat di Elbaz per lanvin: «L’importante non è la modernità, ma l’attualità».

Outerwear come-back

Dandy dell’Ottocento e pantaloni col cavallo basso a parte, a Milano e Parigi è stata una stagione straordinaria per l’outerwear. All’orizzonte si preannunciano cappotti oversize, cappotti slim, montoni pesanti, pellicce, caban e cappotti da sera. Milano si è sentita calda e nostalgica, mentre Parigi si è lasciata alle spalle i trasognati aristocratici e poeti del XIX secolo o il jet-set anni 60 per dare il benvenuto a soldati futuristici e punk ribelli. Molti stilisti sembrano essersi messi d’accordo, immaginando coralmente un futuro tenebroso e distopico di capelli impomatati e pose aggressive, di dominio. Sarà una reazione allo stato attuale dell’economia europea e al cosiddetto programma di austerità? Rick Owens ha presentato una collezione in bianco e nero forte e sicura di sé, scandita da pantaloni a vita altissima, alcuni con cavallo basso, portati con camicie skinny bianche, per braccia e gambe a effetto extra-long. La figura di riferimento della collezione è stato l’immortale e sempre elegante Fred Astaire. I lunghi cappotti da sera a doppio petto e le giacche di pelle disegnate esprimono grande vigore. Kim Jones per la sua seconda prova da Louis Vuitton si è presentato in una sala futuristica dalle pareti in vetro con una collezione che fonde linee classiche anni 20, Oxford bags, bomberini ispirati al baseball anni 50 e pantaloni skinny anni 60, con un gusto particolare per scarpe, valigette sottili e doctor bag. Dries Van Noten ha proposto alcuni completi decisi e ben tagliati, ma le protagoniste dello show sono state le audaci calligrafie psichedeliche anni 60 comparse su cappotti e giacche. L’idea di fondo è combinare l’eleganza di Oscar Wilde con lo stile di Frank Zappa e del personaggio inventato della cantante Suzy Creamcheese, in sottofondo. Kris Van Assche per Dior Homme ha presentato un look al cento per cento militare in verde oliva, completato da pennellate di pelle che in questa stagione sembrano essere ovunque. E a proposito di pelle, Jil Sander ha mandato in scena un trench nero che trasformerebbe qualsiasi uomo in una spia perfetta. La collezione immaginata da Raf Simons ha ceduto ancora una volta al fascino della cultura giovane. Il titolo dello show, «Run Fall Run», fa supporre che Simons sia un vero sopravvissuto. Tra le proposte: pant da scolaretto, giacche oversize e cappotti con ciocche di capelli che cadono sul viso e sulla schiena: la stagione è stata il manifesto contemporaneo della fusione del suo amore per la moda e lo street style. Simons ha abbinato con delicatezza pantaloni a gamba stretta con cavallo basso e felpe con effetto dip-dye, giacche da completo e caban classici con un po’ di volume e movimento. Le camicie, a strati e geniali, fanno pensare a Ralph Fiennes in Spider di David Cronenberg. Riccardo Tisci sulla passerella di Givenchy ha dato corpo alle sue ossessioni infantili, la bandiera americana e il Minotauro, e come Owens ha fatto indossare la gonna ai suoi uomini estremamente virili, proponendo un’eleganza severa di tagli monocromatici e irriducibili linee sportive, con il dettaglio dell’anello al naso. La collezione Lanvin è stata un gioiello di pantaloni a vita alta, a volte svasati, leggermente morbidi e grandi spalle calate, dalla forma arrotondata. Il look finale: parka su marsina per la perfetta mise da sera. Ad Alber Ebaz spetta il compito di sintetizzare la stagione: «L’importante non è la modernità, ma l’attualità».