Welcome to my preppy world

di Fabio Gibellino

Tommy Hilfiger, alfiere dello stile Usa, ripensa il suo immaginario a stelle e strisce per guardare all'alto di gamma. Complice la nuova intesa di produzione stretta con l'italiana Ittierre.

Welcome to my preppy world

Una delle novità più importanti della fashion week di New York è firmata Tommy Hilfiger. A raccontare il nuovo è stata una passerella che ha rivoluzionato il concetto di preppy a cui la fashion house americana è da sempre legata a doppio filo. «Non è una questione di ripensamenti. In realtà, non si è trattato nemmeno di un cambiamento. Perché questa è un’evoluzione. Ogni brand si sviluppa nel tempo, perché è nella natura delle cose», ha spiegato Tommy Hilfiger. Che progetta di chiudere l’esercizio 2011 con ricavi non inferiori ai 2,9 miliardi di dollari e che con questa collezione tiene a battesimo l’intesa con il gruppo Ittierre: dall’autunno/inverno 2012-13 il gruppo italiano produrrà e distribuirà la prima linea uomo e donna del marchio Usa, e gli accessori, grazie a un accordo di cinque anni più tre.

Qual è stato il punto di origine di questa evoluzione?

Noi siamo conosciuti per il nostro mondo preppy, ne siamo precursori e massimi esponenti. Quando ho iniziato a lavorare su questa stagione mi sono diretto verso un nuovo concetto di preppy. Questa è una collezione che guarda in alto, al prêt-à-porter, pur restando connessa allo stile Hilfiger attraverso molti punti comuni ben identificabili nello spirito libero che ha mosso la rivisitazione di alcuni capi tradizionali.

Quali sono gli obiettivi e i competitor di questo nuovo Tommy Hilfiger?

Il mio competitor naturale è Ralph Lauren, più che altro perché è americano come me, ma ce ne sono altri, perché il mondo della moda è veramente vasto. Detto questo la mia idea non è quella di guardare a eventuali competitor. Quando ho pensato e disegnato questa collezione ho cercato di creare un qualcosa di unico e di ben identificabile. Ho pensato a un military-Prep, ho guardato alle accademie militari e ai loro giovani cadetti. Poi ho pensato che questi futuri ufficiali non sono solo uomini in divisa, ma vivono anche di sport e che amano andare in motocicletta, vivere in città come in campagna.

E come si sviluppano questi uomini? Quale è l’estetica della collezione?

Quando ho immaginato la linea sono partito da una concetto di cadetto a cui ho aggiunto dei richiami vicini al mondo college e l’ho completato con una parte importante di country look. Quindi ho scelto materie nobili come la pelle e il cashmere, e colori come il borgogna, che in questo caso è il mio preferito, i marroni e i navy, per il giorno e i neri e i blu profondi per la sera. Il tutto costruito attraverso una scelta di tagli sartoriali precisi e di dettagli che servono per caratterizzare l’essenza della collezione. La mia intenzione con queste creazioni è quella di comunicare lusso e qualità superiori. Anche per gli accessori ho lavorato sui concetti di ispirazione e aspirazione. Ho cercato di far convivere qualcosa di fresco e nuovo partendo da concetti sicuri come l’Oxford style.

Perché per questa evoluzione Tommy Hilfiger si è affidato al rigore militare?

La scelta del military è stata abbastanza facile, perché credo che oggi, in una via moderna della moda, sia veramente cool. Quello militare è uno stile sofisticato e ricco di dettagli. E vorrei sottolineare che non ha nulla a che vedere con politica o tutto quanto. È solo un’ispirazione squisitamente stilistica.

Quando ha concepito il military-prep ha pensato a un mercato in particolare?

Ho pensato a questa collezione guardando al mondo. Il mio uomo è americano, asiatico, globale, e certo europeo, visto che quello per noi è un mercato molto importante.

Visto che parliamo di mercato, negli ultimi anni le crisi finanziarie, secondo lei, in che modo possono aver cambiato la percezione dell’uomo nei confronti della moda?

In realtà non ho visto grandi cambiamenti nel menswear. Piuttosto, anche qui, ho visto un’evoluzione. Quel che voglio dire è che non ho visto gente con una voglia di non spendere più, ma, al contrario, ho visto gente disposta a spendere anche di più, e soprattutto di spendere meglio. Di cercare più lusso e qualità.

Dunque è fiducioso per il futuro, c’è qualcosa in vista per il 2012?

Guardo con attenzione all’Asia, aprirò a Tokyo e Hong Kong. Inauguro sempre nuovi negozi, fa parte della nostra politica, e poi sono sempre alla ricerca della location doc.

E qual è la location perfetta?

Beh, la 5th avenue a New York, tanto per dirne una. Diciamo che la location perfetta si trova in tutte le vie magiche della moda nel mondo.

Il mercato su cui scommette per il 2012?

È facile, Cina, è il mercato per il 2012.

E il 2011 com’è andato?

Bene. Il Giappone, con tutto quello che è successo, è stato soft, la Germania si è rivelata molto forte, la Gran Bretagna è stato un gradito ritorno, la Turchia è andata molto bene e l’Italia (terzo mercato europeo, ndr) è cresciuta.

Con questa collezione debutta la collaborazione con Ittierre. Com’è andata?

Sono molto felice del lavoro fatto con Ittierre. Sono stati molto professionali e hanno inteso perfettamente quelli che erano i miei desideri. Sono stati veloci e preparati.