A fashion tale

di Stefano Roncato foto di Michele de Andreis

A  fashion  tale

Il rapporto d’amore con Milano. La prima sfilata. La passione per la moda e la rivoluzione di stile iniziata con una giacca. E l’emozione, dietro le quinte dei suoi défilé, che ancora c’è. Giorgio Armani racconta la sua storia dagli esordi fino alla consacrazione della sua visione di eleganza lineare e mai ostentata. Un percorso in esclusiva tra parole e immagini nate in uno shooting in cui è stato protagonista, nel suo Hotel deluxe che si affaccia sulla Madonnina. «Per me etica ed estetica coincidono. Un sogno? Ne ho molti: girare un film, ad esempio. Però oggi più che mai mi concentro sulla mia impresa. Questo mestiere ha sempre bisogno di revisioni, di aggiornamenti».

Cosa pensa quando osserva il panorama di Milano? Che rapporto ha con questa città?

Quando guardo il suo skyline in continua trasformazione penso a quanto Milano condensi davvero lo spirito stesso della modernità. Basa la sua energia sul cambiamento, sulla tensione verso il nuovo ed è un aspetto che trovo stimolante. Milano è la città nella quale ho costruito la mia fortuna: ho con essa un rapporto d’amore e un senso d’infinita riconoscenza. Sono arrivato da Piacenza con la mia famiglia negli anni del primo dopoguerra. Qui ho studiato, ho fatto amicizia, ho cominciato a lavorare, ho costruito la mia vita. Posso dire che questa città mi ha accolto e mi ha offerto grandi possibilità. Oggi, mi sento compiutamente milanese.

Perché ha deciso di costruire qui il suo Hotel?

Questo Hotel, l’ho dichiarato più volte, è un atto d’amore verso la città, intesa non solo come la mia Milano, ma come capitale internazionale della moda e del design. Milano è una metropoli attiva e vitale con un ruolo produttivo importante, in Italia e nel mondo. Mi sembrava giusto portare in città questo ulteriore elemento dell’Armani lifestyle. Il progetto è stato un sogno lungamente accarezzato, realizzato in modo ragionato, unendo impegno e rischio calcolato, seguendo una precisa e coerente direzione verso il futuro.

Come è iniziata la sua passione per la moda?

In maniera naturale. Mentre crescevo, comprendevo l’importanza degli abiti nel definire una persona. Spesso, però, erano abiti rigidi, nei quali non mi riconoscevo. Le esperienze di lavoro che ho fatto appena arrivato a Milano mi sono state molto utili. Ai grandi magazzini La Rinascente ho potuto osservare la gente da vicino. Ho poi avuto la fortuna di lavorare con Nino Cerruti e quell’esperienza è stata per me fondamentale.

Qual è l’idea più rivoluzionaria di Armani?

Quella che ha dato l’avvio a tutto: costruire una giacca fluida come un cardigan, elegante ma sciolta. Ne ho fatto il centro del guardaroba maschile e il pilastro di quello femminile. E anche se oggi lo stile Armani è molto più di una giacca, la giacca esprime perfettamente la mia ricerca di un’eleganza lineare e non ostentata.

E la sua prima grande soddisfazione?

La prima sfilata. Sono passati molti anni, ma ne ho ancora ricordi vividi. Da lì è cominciata la mia avventura nel mondo della moda e il mio percorso nella moda che è stato graduale e organico. Oggi sono guidato, da sempre, dagli stessi valori. Per me etica ed estetica coincidono. I semi di tutto erano già in quella sfilata: il senso di eleganza e di scioltezza, la ricerca di un linguaggio sofisticato e mai ostentato.

Come definirebbe il suo stile?

L’essenza del mio lavoro è la coincidenza di etica ed estetica e l’accento su un’eleganza soft, interiore. Il mio lavoro oggi è percepito come classico, ma quando ho iniziato rappresentò una rottura. Da allora ho continuato a reinventare e reinventarmi, restando sempre fedele e coerente con me stesso. Non cambio il mio stile, ma lascio che cambi usando come filtro gli anni che passano, i gusti che si trasformano, tenendo sempre bene a mente il mio personalissimo modo di vedere la moda. Il rapporto tra passato e futuro, fra tradizione e innovazione è molto sottile. Io penso che la vera innovazione nasca da uno sguardo personale e libero sulla tradizione.

Può descrivere l’universo della donna e dell’uomo Armani?

Deve rispecchiare necessariamente le qualità che una persona, uomo o donna, deve avere perché, come ho sempre sostenuto, l’eleganza rappresenta una dote interiore. È un universo che comunica sempre con i mutamenti della società, ma che si basa su valori solidi: essenzialità, rifiuto di qualsiasi eccesso e amore per l’estetica.

Cosa l’ha ispirata per le sue ultime collezioni Giorgio Armani uomo e donna?

Per l’uomo ho rivisitato con ironia i tessuti classici e le disegnature tradizionali, puntando su una gamma di colori nuova e mascolina. Nella collezione donna ho invece giocato con i contrasti, immaginando una donna androgina che non vuole rinunciare alla sottigliezza e alla leggerezza del vestire femminile.

Come è mutato il mondo della moda nel corso degli anni?

È cambiato molto, soprattutto dopo il boom degli anni 80, sia dal punto di vista economico che sociale. Ormai la comunicazione sembra aver preso il sopravvento su tutto. È un cambiamento che rispecchia però una crisi più profonda che non è un fenomeno solo italiano. Dal mio punto di vista, credo che l’unico modo per resistere e opporsi sia puntare, ancora, sulla qualità dei prodotti.

Le piacerebbe disegnare una linea per il mondo fast fashion magari con H&M?

Onestamente non ne sento il bisogno. La presenza del fast fashion ha effettivamente cambiato il mondo dell’abbigliamento portando un concetto di velocità e basso costo. Io a questo mercato, molto interessante e non soltanto per la politica dei prezzi, avevo però già pensato nel 1991 con A/X Armani Exchange, che non è la mia collezione low cost, ma una linea di moda: un total urban look molto accattivante per consumatori tra i 16 e i 25 anni, basato sulla formula fast fashion.

Cosa pensa dei nuovi media? C’è qualcosa della nuova tecnologia che le piace di più?

Utilizzo l’iPad e lo trovo molto utile. Trovo che i nuovi strumenti tecnologici abbiano velocizzato la ricerca delle informazioni e aumentato gli scambi. Sono strumenti essenziali, a patto, peró, di non diventarne schiavi.

Si emoziona ancora? Magari a un attimo dall’uscire in passerella a fine sfilata…

La passerella è sempre una grande prova e ogni volta è come fosse la prima volta. Mi emoziono ancora tantissimo.

Ha un sogno?

Ne ho molti: girare un film, ad esempio. Oggi più che mai, però, mi concentro sulla mia impresa.  Questo mestiere ha sempre bisogno di revisioni, di aggiornamenti. Non si deve dare nulla per scontato.