Belstaff’s new life

di Alessia Lucchese

Il marchio outdoor acquisito da labelux rinasce in chiave deluxe, grazie alla prima collezione creata da martin cooper e a due flagship store, a Londra e New York, attesi in autunno.

Belstaff’s new life
Martin Cooper

Lusso vero. Due parole altamente abusate nel mondo della moda per descrivere una collezione, ma che calzano semplicemente a pennello sui capi di Belstaff per l’autunno-inverno 2012/13. Perché è stata la volontà di riportare il brand inglese verso il segmento haute de gamme ad animare la nuova strategia di Labelux, proprietario della griffe da giugno 2011. Che per il rilancio del marchio, celebre per i suoi capi outdoor dall’ispirazione rider, ha scommesso su Martin Cooper, 16 anni alla corte di Burberry dei quali gli ultimi 10 a fianco del direttore creativo Christopher Bailey. Vincendo su tutta la linea con una collezione che rivisita la tradizione di Belstaff con un twist contemporaneo. E dal sapore tremendamente hi-end. Con un asso nella manica: l’apertura di due flagship, a New York all’814 di Madison avenue e a Londra al 135 di New Bond street. Il battesimo è atteso in autunno.

Com’è stato confrontarsi con un brand dall’archivio così imponente?

Belstaff è un marchio dalla storia meravigliosa e ho voluto relazionarmi il più possibile con il suo heritage. Credo che per raccontare il futuro di questo marchio sia impossibile prescindere dai suoi valori, dalla sua incredibile tradizione. Mi affascinava ritornare al mondo dei rider, del motociclismo, che da sempre ha ispirato le collezioni di Belstaff. E sono ripartito da due giacche iconiche, la Roadmaster e la Trialmaster, dalla silhouette unica e per questo ripresa da moltissimi altri marchi. Ho voluto quindi mandare un messaggio: Belstaff è ritornato e d’ora in avanti vogliamo riappropriarci di questa sihouette, rifacendola nostra secondo un nuovo gusto.

Belstaff nasce come un marchio di capispalla, ma questa prima collezione da lei disegnata dimostra anche un nuovo interesse per gli accessori. Quanto è importante oggi per un marchio di lusso proporsi in chiave total look?

Credo sia fondamentale oggi per i brand high end avere un immaginario lifestyle, costruito sugli aspetti funzionali di un moderno guardaroba. Uomini e donne esprimono il proprio carattere nella scelta di una giacca, di una scarpa, di una gonna o di un paio di pantaloni, riflettendo il modo in cui vivono e costruiscono il suo look. E gli accessori come borse o calzature danno un ulteriore tocco di personalità.

Quali sono le caratteristiche della donna Belstaff?

Forse il fatto di essere una persona dinamica, dalla personalità multi-sfaccettata. Questa collezione riflette differenti aspetti della vita quotidiana, è adatta alla città e alla campagna, è femminile, ma dai tratti mascolini, presenta texture dure, ma anche morbide. Vuole riflettere insomma tutti i punti di vista di questa donna. E lo stesso dicasi per il menswear, costruito sui contrasti. Non a caso, la collezione è composta all’80% da capi che sono interpretati sia in chiave femminile sia maschile basati su uno stesso concept.

È questo che rende Belstaff diverso dagli altri marchi?

Ho sempre pensato che ciò che va bene su un uomo possa essere riproposto anche su una donna e mi sono lasciato guidare da questo quando ho disegnato le nuove versioni della Roadmaster. Sono convinto che molti altri marchi non prestino attenzione nel creare un legame tra le collezioni maschili e quelle femminili: a volte sembra di trovarsi di fronte a due brand differenti. È importante invece stabilire una connessione, fare dialogare le due anime della collezione. E poi, ho scoperto un aspetto quasi magico di Belstaff: la capacità di farti sembrare una persona differente non appena indossi un suo capo. Ti dà forza, ti fa sentire potente. Non so quanti altri brand possano vantarsi di questo.

Per il rilancio avete scelto una presentazione durante la fashion week. Non sentite la voglia di ritornare a calcare le passerelle?

Non posso nascondere che sia tra i nostri piani e credo che se mai arriverà il momento giusto lo faremo a Londra, che è il nostro headquarter insieme a New York. Ma non è negli obiettivi di breve periodo. La prima collezione doveva mostrare la nuova piega presa dal marchio ed era necessario che buyer e stampa potessero vedere da vicino i capi, osservando l’estrema qualità dei materiali impossibile da notare sulla passerella.