Ferré come back

di Alessia Lucchese

Stefano Citron e Federico Piaggi ridefiniscono l’anima geometrica e opulenta dell’architetto della moda italiana

Ferré come back
Stefano Citron e Federico Piaggi

Una nuova pagina si aggiunge alla storia di Gianfranco Ferré. Un capitolo ancora tutto da scrivere, dove la penna intinta nell’inchiostro inizia a scrivere su una pagina bianca. Timidamente, ma allo stesso tempo con decisione e fermezza. Perché quella che Stefano Citron e Federico Piaggi vogliono dipingere è una nuova tessera nel mosaico estetico della maison di via Pontaccio. Direttori creativi della griffe da due stagioni, ai due designer ex allievi dell’Architetto della moda è stato affidato il non facile compito di riportare il marchio ai fasti di un tempo. Sullo sfondo si staglia la difficile gestione di Paris group della famiglia Sakari a cui oggi fa capo il brand. Un incarico che la coppia creativa ha raccolto come una sfida, con l’obiettivo di traghettare la griffe verso un futuro ancora tutto da scrivere.

Quanto l’eredità di Gianfranco Ferré influenza le vostre collezioni?

Abbiamo lavorato per diverso tempo con l’Architetto, conosciamo molto bene la sua moda e credo che le sue sfilate abbiano acceso in noi l’amore per questo mestiere. Ma allo stesso tempo, tributargli ogni volta un omaggio è un percorso fine a se stesso. Più che dai capi d’archivio, prendiamo ispirazione da scatti fotografici, dalle campagne pubblicitarie storiche. Con questa collezione abbiamo voluto portare in passerella una donna così come lui avrebbe voluto che la disegnassimo, ma allo stesso tempo abbiamo cercato di esprimere a pieno il nostro stile.

Qual è il messaggio che volete lanciare?

Che la donna di Gianfranco Ferré vuole essere rigorosa, ma allo stesso tempo sensuale. Definirla sexy sarebbe sbagliato: noi pensiamo a una femminilità elegante, sofisticata, ma allo stesso tempo non algida e distante. E quest’anima un po’ misteriosa è esplicitata attraverso le nostre collezioni, dove i volumi e l’architettura aiutano a dare una mera apparenza di semplicità a costruzioni molto complesse. Non amiamo creare look troppo scenografici, il purismo è da sempre un tratto distintivo della nostra matita.

Qual è la vostra donna di riferimento?

Sensuale, contemporanea e raggiungibile. Un’eleganza rigorosa ma non impossibile.

Quanto risulta attuale la lezione di Gianfranco Ferré?

Moltissimo. E il nostro obiettivo è quello di proiettare la maison verso un futuro nuovo, che però non si distacca completamente dalla tradizione. Quando pensiamo a Ferré e al suo lavoro ci vengono in mente soprattutto le collezioni degli ultimi anni 80 e dei primi 90, quando il suo disegno era molto grafico e architettonico. Ferré era elegante, rigoroso, a tratti anche maschile, ma mai lezioso. È proprio su questo che vogliamo insistere, nel disegnare una donna dinamica e forte, non statica. Ogni abito è costruito secondo un’ottica tridimensionale, che cambia a seconda dei punti di vista.

È un po’ questo che rende Gianfranco Ferré diverso dagli altri marchi...

Rigore è una parola che affiora molte volte quando parliamo del nostro stile. Ma è quello che oggi ci rappresenta. Non vogliamo inseguire per forza le tendenze, vogliamo esplicitare il nostro gusto personale e seguirlo. Per l’inverno, per esempio, abbiamo voluto combinare la pulizia geometrica a dettagli opulenti. Ma senza essere carichi al 100% come spesso sapeva essere l’Architetto. Siamo una storia differente e vogliamo dimostrarlo seguendo questa direzione.