Il giappone rialza la testa

di Fabio Gibellino

Punto di riferimento del lusso, il Sol Levante torna a crescere dopo le crisi e lo tsunami. E corre per chiudere il 2012 con 19,5 miliardi di euro generati nell'alto di gamma.

Il giappone rialza  la testa
Look Comme des garcons

C’era una volta il Giappone, il più grande e prestigioso teatro dedicato al mondo del lusso. Era il palcoscenico che tutte le griffe volevano calcare con un ruolo da protagonista. E così fu per decenni. L’impero del Sol Levante anno dopo anno macinava crescite record, sostenuto da un’economia che non conosceva pause e da una cultura estremamente sensibile al concetto di bello e ben fatto. Purtroppo, come per tutte le pièce, anche questa storia era destinata a finire. Nel 2005 l’economia nipponica iniziò ad avvitarsi su se stessa, nel 2008 non scampò alla grande crisi planetaria e, come se non bastasse, l’11 marzo 2011 arrivò il terremoto del Tohoku, seguito dallo tsunami che distrusse la centrale nucleare di Fukushima: era il colpo di grazia. Nel frattempo il Giappone non era più il più grande e prestigioso teatro del mondo. Era stato soppiantato, ironia della sorte, dalla sua grande e storica rivale: la Cina. Ad essere superficiali, la storia potrebbe finire qui, con i ricordi di quello che fu, perché dopo un susseguirsi di avversità di voltariane memorie, qualunque paese di questo mondo ci avrebbe messo anni a riprendersi. Ma non la patria dei samurai. «Il Giappone sul piano generale ha dimostrato una reattività incredibile, emozionale, psicologica e ricostruttiva; è riuscito in pochissimo tempo a mettere a posto i danni causati dalla tragedia come prima e meglio di prima», ha spiegato Armando Branchini, segretario di Altagamma. Ma non solo, perché: «Dopo tutto quello che era successo avevamo previsto un impatto molto negativo sul mercato, viceversa le cose sono andate molto meglio, e già tre settimane dopo la tragedia i consumi si sono immediatamente ripresi». Una reazione inattesa e sostenuta: «Dagli investimenti per la ricostruzione che hanno avuto un effetto keynesiano, tonificando i consumi e premiando l’eccellenza». Perché quella giapponese è una filosofia fatta di rigore e disciplina, dove il concetto di emozione deve rimanere ben custodito nel privato e comunque non deve mai prevaricare i limiti imposti dal raziocinio. Esempio ne è l’atteggiamento di una delle più importanti case di moda nipponiche, Issey Miyake. «Il primo anniversario del terremoto ci ha dato il tempo di riflettere e applaudire lo spirito e il coraggio del popolo giapponese nei loro sforzi di ricostruzione. Issey Miyake si è concentrato sul sostegno di tutti i nostri partner produttivi in Giappone perché il suo desiderio è quello di proteggere e promuovere i mestieri tradizionali, e di portarli all’attenzione del mercato globale», ha spiegato Tempe Brickhill, presidente della divisione europea della griffe nipponica, tra i protagonisti della scena francese. Quella giapponese, d’altronde, è stata una risposta che non poteva che generare ammirazione.

«Un esempio della forza di volontà e della capacità di reazione di questo Paese è il post-tsunami: pochi popoli sono riusciti a dimostrare la determinazione e la capacità di ripresa dimostrata dai giapponesi dopo la catastrofe» (Gianluca Brozzetti, a.d. Roberto Cavalli)

«Un esempio della forza di volontà e della capacità di reazione di questo Paese è il post-tsunami: pochi popoli sono riusciti a dimostrare la determinazione e la capacità di ripresa dimostrata dai giapponesi dopo la catastrofe», ha aggiunto Gianluca Brozzetti, amministratore delegato di Roberto Cavalli. D’altronde qui non stiamo parlando di un Paese normale, stiamo raccontando di un arcipelago poco più grande dell’Italia ma con più del doppio degli abitanti, e che di fatto è ancora il secondo mercato per valore nell’alto di gamma, dove i suoi 17,3 miliardi di euro raggranellati nel 2010 (fonte Altagamma) sono secondi solo ai 46,5 miliardi degli Stati Uniti. Il tutto con poco più di un terzo della popolazione Usa e addirittura un decimo se il paragone è fatto con la Cina. Dunque, crisi o no, il Giappone è ancora una piazza non solo importante, ma fondamentale per i bilanci del lusso. Soprattutto se si considera che le proiezioni per il 2011 (i dati ufficiali saranno pronti in autunno, ndr) vogliono una crescita a 19,1 miliardi di euro, sostenuta anche da rapporti di cambio favorevoli, mentre le previsioni per il 2012 parlano di un ulteriore passo in avanti del 2% per toccare i 19,5 miliardi di euro e riavvicinarsi all’anno d’oro, il 2006, quando il segmento haut de gamme nipponico valeva 22,2 miliardi di euro. Così i grandi attori tornano a guardare quel grande palcoscenico. Lo ha fatto Chanel, che ha reso Tokyo capitale delle proprie iniziative. Prima con una sfilata-evento dei capi dell’ultima collezione haute couture parigina, poi con l’apertura di un pop-up store e infine con una mostra di sei settimane sulla sua storica giacca di tweed. «Era dal 2004 che non realizzavamo un evento importante per questo mercato così legato a noi», ha dichiarato Bruno Pavlovsky, numero uno della divisione moda in rue Cambon, «questa sicuramente è un’area in cui crediamo molto e in cui abbiamo intenzione di investire ancora molte energie per poter crescere ancora». E se a continuare a credere nel Giappone è stata una maison parigina, altrettanto ha fatto Comme des Garçons che, sempre nella capitale, ha aperto due nuovi punti vendita, il Ginza Komatsu market, un megastore di sette piani per 32mila metri quadrati, e uno spazio più piccolo (4.500 metri quadrati) nel quartiere business di Marunouchi: primi di una serie di nuove vetrine che interesseranno tutte le più importanti città del paese. Pronte ad accogliere l’estetica concettuale studiata da Rei Kawakuboe Adrian Joffe, anime di un gruppo che raccoglie due perle dello stile giapponese, Comem des garçons e Junya Watanabe. Naturalmente le griffe del made in Italy non sono state a guardare, soprattutto quelle che per un motivo o per l’altro non hanno una posizione storicamente consolidata. «Versace è in fase di start-up in Giappone, pertanto la nostra performance sul mercato del Sol Levante non può che essere di grande crescita. L’economia giapponese nel complesso e l’industria del lusso in particolare, hanno dovuto affrontare una situazione difficile ma direi che ora, a parte la regione settentrionale, il resto del paese sta gradualmente tornando ai livelli precedenti la catastrofe», ha poi aggiunto Gian Giacomo Ferraris, amministratore delegato di Versace. «Per noi il Giappone è un mercato relativamente nuovo, dato che siamo sbarcati con la prima linea Roberto Cavalli solo tre anni fa. Lo scorso novembre inoltre, abbiamo aperto il primo flagship store a Tokyo, e a pochi mesi dall’apertura stiamo registrando risultati molto buoni. In sostanza per noi questo resta un mercato strategico che ha ancora molto da dire», ha poi aggiunto Brozzetti. E allora ecco che per la casa della Medusa: «La presenza di Versace sul mercato giapponese non era adeguata allo standing del marchio e il management precedente aveva giustamente deciso di uscirne. Nel gennaio 2011 siamo rientrati perché è ovvio che un marchio globale non può restare fuori da uno dei più importanti mercati del mondo. Oggi siamo presenti a livello retail e wholesale e siamo alla ricerca della giusta opportunità per aprire un negozio freestanding nel cuore di Tokyo», ha poi precisato Ferraris. Più o meno quello che è successo a Roberto Cavalli. «Oggi è ancora presto per poter parlare di un’incidenza percentuale del Giappone sui nostri numeri, anche se abbiamo fatto un importante investimento su questo mercato che consideriamo strategico con l’apertura della filale Roberto Cavalli Japan, interamente posseduta dal gruppo», ha poi precisato Brozzetti, «la nostra strategia è quella di continuare a crescere con la prima linea Roberto Cavalli, sia attraverso il nostro nuovo flagship store, sia attraverso la presenza di una serie di shop in shop nei principali department Store. In linea con questa strategia, a febbraio 2012, abbiamo aperto il quinto shop-in-shop a Isetan, department store a Tokyo, che ha registrato da subito importanti risultati di vendita. Inoltre, abbiamo messo a punto un intenso programma di trunk show in collaborazione con i più importanti department store del paese e siamo presenti con i prodotti Roberto Cavalli in oltre 20 punti vendita multimarca di prestigio. Con Staff Japan, infine, filiale giapponese di Staff International licenziataria per designer contemporary Just Cavalli, stiamo sviluppando la presenza del nostro brand nel mercato più giovane e casual, e nel corso del 2012, Coty Inc, nostra licenziataria per il profumo, lancerà sempre in Giappone la nuova fragranza Roberto Cavalli pour Femme». Grandi piani di sviluppo anche in casa Versace. «Prevediamo di reintrodurre tutti i marchi e le linee del gruppo. Per alcuni di questi si tratterà di una novità per il Giappone, e per ognuno vi sono strategie specifiche e dedicate. Ma quello che mi preme di più è un negozio flagship», ha precisato Ferraris, «perché il Giappone è uno dei più importanti mercati del mondo, e noi puntiamo a riconquistarne una fetta significativa».

«Perché il Giappone è uno dei più importanti mercati del mondo, e noi puntiamo a riconquistarne una fetta significativa» (Gian Giacomo Ferraris, a.d. Versace)

Nel frattempo anche lo stile made in Japan continua a guardare avanti nonostante i problemi. Durante la fashion week parigina hanno dominato la scena i grandei maestri del Sol Levante, da Yohji Yamamoto a Comme des garçons, da Junya Watanabe a Issey Miyake, senza dimenticare le nuove leve (in primis Limi Yamamoto, figlia di Yohji e anima del brand Limi Feu, ndr) o la new entry Sacai, disegnata da Chitose Abe. Ma anche Tokyo punta a crescere sul fronte moda con la sua fashion week; in scena dal 18 al 24 marzo, ha visto calcare le sue pedane da 39 designer con nomi che spaziano da Yuima Nakazato a Hiroko Koshino, da Somarta a Matohu passando per Yoshio Kubo, Motonari Ono,  Araisara, Yasutoshi Ezumi e Mintdesigns. Ma perché il Giappone torni ad essere veramente quel che era: «Servirebbe una cura alla Monti, perché il problema del debito pubblico, che è elevatissimo, è un nodo che finora nessun governo ha voluto affrontare per motivi elettorali», ha poi concluso Armando Branchini. Detto questo, e sommando la passione che i giapponesi nutrono per lo stile europeo alla loro forza di volontà, non è detto che il Sol Levante in realtà il suo zenith lo debba ancora toccare.