La passione creativa di mr Dries Van Noten

di Chiara Bottoni

Il designer ha creato la sua maison, ancora indipendente, restando fedele alla sua estetica etno-chic e con un tocco artistico. E ora incita i giovani stilisti italiani a osare sempre di più.

La passione creativa di mr Dries Van Noten
Dries Van Noten

Un artista prima ancora che un designer. Capace di creare un mondo affascinante dove si muovono leggere le sue donne. Femmine di carattere, con un gusto armonico per i mélange cromatici e una passione per i collage di etnie differenti. Dries Van Noten e la sua moda sono la dimostrazione concreta di come, in un prevalere di logiche commerciali che spesso rischiano di stritolare la creatività, oggi sia ancora possibile continuare a perseguire la propria strada assecondando la passione. È l’unico padrone a capo dell’azienda che porta il suo nome, fondata nel 1986. E oggi lo stilista di Anversa è il portavoce di una filosofia estetica che detta tendenza e riesce a vivere, e a crescere, senza assecondare le regole del mercato. Un esempio importante per i giovani creativi di oggi e un invito a continuare a sperimentare. Con un piccolo monito rivolto a Milano, perché anche qui gli stilisti emergenti si impegnino a replicare il clima vivace di altre piazze internazionali, in primis Londra. Ricordando che il motore propulsore devere essere un mix di: «Passione e creatività».

Qual è la sua visione del mondo della moda oggi?

Penso che siamo molto fortunati del fatto che la passione riesca ancora a essere, anche in un’epoca storica di crescente industrializzazione, il principale movente della moda. Per citare la colonna sonora del mio ultimo show, l’unica cosa che mi auguro è che si possa in qualche modo «Rallentare il tempo». Più nello specifico, è straordinario vedere questa fioritura e questo brulichio di giovani talenti a Londra. Sarebbe fantastico che lo stesso fermento si vivesse anche a Milano. Ogni tanto mi domanda perché questo non accada...

Che peso hanno l’arte e la sua storia nel suo lavoro estetico?

Le mie collezioni sono influenzate da una moltitudine di stimoli differenti. Naturalmente, l’arte gioca in queste dinamiche un ruolo di primo piano. In particolare, ci sono due collezioni che esemplificano al meglio questo rapporto speciale con la dimensione artistica. Il womenswear per la primavera-estate 2011, dove sono stato ispirato dalla giustapposizione di stampe che abitualmente non sono associate all’abbigliamento, fra cui i lavori del fotografo James Reeve. E, più recentemente, il menswear per l’autunno-inverno 2012/13, per il quale ho preso spunto da due artisti olandesi, un creatore di murales e un calligrafo. In ciascuno dei due casi, ho pensato che sarebbe stato un interessante esperimento osservare come la loro visione potesse essere tradotta su degli abiti. Nessuna delle due è stata una prova facile a dirla tutta ma credo che il risultato finale sia stato soddisfacente.

Qual è stato il punto di partenza della sua ultima collezione donna portata in scena alla fashion week di Parigi?

La mia attenzione è stata catturata dalle stampe e dal color blocking. Prendendo spunto da codici apparentemente familiari di prints e da silhouette convenzionali di abiti, ho scardinato e sovvertito il già esistente fino a creare un nuovo capo di abbigliamento, un nuovo accessorio o un nuovo ornamento. Sono conosciuto per l’aspetto etnico e colorato del mio lavoro... Con questa collezione ho cercato di cambiare questa percezione attraverso, in un certo senso, la concettualizzazione dell’uso del colore e delle stampe. Alcuni abiti del mio archivio personale e della collezione del Victoria and Albert museum di Londra sono stati fotografati e la loro immagine, rimasterizzata digitalmente, è stata stampata bidimensionale su sete e cotoni. Per la precisione, abbiamo trovato delle tuniche tradizionali, delle gonne e delle giacche provenienti da Cina, Corea e Giappone. Le immagini di questi capi già esistenti sono state impresse su nuovi abiti con una base differente di colore, spesso ruotando orizzontalmente lo scatto sul corpo. Frammenti di stampe sono stati sezionati e mescolati per creare l’illusione di pieghe.

In questa stagione avete portato avanti anche un grande lavoro sui colori...

La palette si è adeguata alla varietà degli abiti che abbiamo trovato e fotografato, presentandosi come meno studiata, meno logica rispetto a quanto ci si aspetterebbe in una collezione tradizionale. Questo uso del colore ha creato un più vivace trionfo di tonalità esplosive. Il risultato è un originale mix di toni e stampe, ora uniti fra di loro e proposti orizzontalmente su cappotti, gonne, maglie e bluse omaggio alla sartorialità di un tempo. Abbiamo mescolato tutto ciò, la vivacità e l’arditezza delle stampe femminili, con la severità maschile della monocromia sartoriale e con l’aspetto più cupo del khakis militare.

Quali sono gli imminenti progetti di sviluppo del suo brand?

Come azienda, stiamo attraversando una fase di introspezione e di riorganizzazione piuttosto che un momento di crescita. Stiamo esplorando diverse opzioni e opportunità che si trovano, a oggi, a uno step non ancora sufficientemente avanzato per essere svelate.