Rito di stregoneria

di Fabio Maria Damato

Fattucchiere di stile, streghe del glamour e lady lecter spietate. In passerella sfila un’eleganza crudelmente noir. Che cita Rooney Mara, Morticia Addams e la nuova Grimilde.

Rito di stregoneria
Thom Browne a New York

Adepte dello stile. Fattucchiere del glamour. Virago spietate. Sono così le signore del prossimo autunno-inverno consacrate dalle passerelle internazionali. Hanno un’anima nera, occulta, famelica. Sono creature della notte pronte a stabilire un nuovo canone di bellezza crudele, letale, che strega a ogni sguardo. Va in scena un sabba di eleganza dove streghe contemporanee perpetuano il rito della moda. Tra i lunghi gown see through di Peter Dundas per Emilio Pucci e le sirene degli abissi oscuri di Roberto Cavalli. Deliziosamente crudeli come le sontuose Morticia Addams di Tomas Mayer per Bottega Veneta o la Grimilde di Sarah Burton per Alexander McQueen. Le nuove lady noir sembrano identiche alla matrigna crudele interpretata da Charlize Theron nel film di prossima uscita Biancaneve e il cacciatore. E per certi versi sarebbero perfette sulla passerella dell’autunno-inverno 2007/08 dello scomparso Lee Alexander McQueen, per la quale collezione portò in scena un sabba affascinante e malefico in un grande spazio ispirato alla maledizione di Salem. Dedicato a chi crede che l’ultimo baluardo di eleganza è essere efferate assassine delle zuccherose leziosità della scorsa stagione, a favore di una liturgia dello stile dagli accenni vittoriani. Dove vampire con occhi iniettati di sangue, emule della grande saga di Twilight, emergono dai loro sarcofagi come nella macabra presentazione/happening che il designer americano Thom Browne ha portato in scena a New York. Immaginando un esercito di zombie pronti a scendere nelle strade del mondo, tra New York e Shanghai, incapppucciati di satin lussuosi. Quasi medievali, come quelli firmati da Neil Barrett o da Emilio de la Morena. Le nuove streghe hanno il volto incorniciato da gorgiere rubate ai fotogrammi del Dracula di Bram Stroker; da appuntare sotto le tonache di Damir Doma, dalle quali penzolano vistose, e preziose, croci bizantine. Da incastonare di diamanti e rubini come sulla passerella di Donatella Versace partita, per sua stessa ammissione, dalle suggestioni dell’ultima collezione Atelier Versace firmata dal fratello Gianni prima della sua scomparsa e datata fall-winter 1997/98. Per esorcizzare la crisi, e raccontare un contemporaneo avvolto da toni crepuscolari, il nuovo lusso si tinge nei colori dell’oscurità. Dai velluti devorè delle creature ancestrali di Frida Giannini per Gucci fino all’ultima sinfonia barocco-sartoriale di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. Per perdersi poi nei volumi infiniti delle cappe demoniache del designer libanese Elie Saab. Il requiem a un modello vestimentario, leziosamente flerty, è stata celebrato. Vince una tendenza universale capace di contagiare tutte le passerelle dell’autunno-inverno 2012-13. Tra Milano e Parigi, passando per New York e Londra, i creativi contemporanei hanno intonato una melodia goth-dark. Inquietantemente affascinante. Decapitando una certa bellezza iconica tutta curve e labbra di fuoco, perché l’unico modello di riferimento plausibile oggi è quello di Rooney Mara, attrice protagonista della pellicola Millenium - Uomini che odiano le donne / The girl with the dragon tattoo e osannata dai fashion expert sul tappeto degli Oscar 2012, nel suo abito firmato Givenchy haute couture. Ma nella vita di tutti giorni la neo-divina cinematografica è abituata a vestire il suo corpo emaciato, dalla carnagione albina quasi rubata ai frames di L’alba dei morti viventi, con un guardaroba dark & street. Fatto di biker jacket come quelle in neoprene doppiato di nappa firmate Lanvin. E poi completi catwoman seconda pelle come quelli di Kanye West o abiti scultorei firmati dalla creativa di Anversa Ann Demeleumeester. E, se non dovesse bastare, le nuove Lady Lecter potranno occultare le mascelle fameliche con le garze urban di Alexander Wang, i colli vinilici da far invidia a Malefica di Gareth Pugh o i dolcevita medievali di lana cruda pensati da Haider Ackerman. Ma per coprire il volto intento nella preparazione di una pozione magica o di un filtro d’amore potranno sempre scegliere tra i cappucci-burka di Mugler e la maschera da riti occulti e infestata di piume, sfoggiata sulla passerella londinese di Giles. L’attitude è quello della pellicola cult, con protagonista Kim Novak, Una strega in paradiso. Interprete di un fascino severo e misterioso, scandito dai tailleur austeri dell’ultima collezione di Stefano Pilati per Yves Saint Laurent e dai trench affilati, figli del romanticismo noir predicato da Pier Paolo Piccioli e Maria Grazie Chiuri per Valentino. La moda ha emesso il suo editto. Il nero, cattivo, sarà il colore con la C maiuscola di domani. Per un carosello di streghe, morti viventi, donne cannibali, eroine noir e lady killer. A scrivere una stagione senza buonismi e avvolta da un nuvola sulfurea.