Rivoluzione Hermès

di Giampietro Baudo

«Funzionalità, comfort, semplicità con un contraltare high quality». È il credo di Christophe Lemaire, anima del ready to wear donna, riletto secondo un codice estetico di modernità temporale.

Rivoluzione Hermès
Look A-I 2012/13

Una trasformazione sottile nel segno del più puro ésprit française. È questo il percorso che Christophe Lemaire sta portando avanti approcciando l’universo Hermès. Nato in Francia nel 1965, ha presentato la sua prima collezione nel 1991 dopo aver lavorato per Thierry Mugler e Christian Lacroix. Nel luglio 2000 è diventato direttore artistico di Lacoste e nell’autunno del 2010 ha raccolto il testimone di Jean Paul Gaultier diventando direttore artistico del ready to wear donna della maison. Oggi, con tre collezioni all’attivo, ha dipinto il profilo della sua donna Hermès: tipicamente parisienne, elegantemente sofisticata e capace di sprigionare uno charme pudico e discreto.

Quale è il carattere della donna Hermès di oggi?

La donna Hermès non è interessata al tempo e allo spazio... vuole riempire il suo guardaroba di singoli pezzi timeless, in grado di essere trasformati. Credo che oggi l’abbigliamento debba seguire il più possibile il movimento del corpo; le persone si muovono in maniera differente a seconda dei pezzi che indossano e io nel mio design cerco di riflettere anche questo concept. Mi piace mettere l’accento su funzionalità, comfort, semplicità, con un contraltare di altissima qualità. Trascorro molto tempo in atelier pensando ai movimenti di una donna, a dove e come devono essere posizionate le tasche in un abito, a come deve essere il giromanica. Il gioco è tra libertà e creatività: la moda non è mai così superficiale come sembra.

Quale è stato il suo approccio a un universo unico come quello di Hermès, fatto di stile ma anche di grande savoir faire artigianale?

Quando Pierre-Alexis Dumas (direttore artistico della maison, ndr) mi ha chiamato sono rimasto stupito ma allo stesso tempo ho capito di condividere con Hermès gli stessi valori e lo stesso vocabolario estetico fatto di funzionalità, colore e grande qualità.

Quali sono i valori su cui sta costruendo il suo percorso estetico?

Sono sempre stato affascinato dal mondo Hermès e da parecchio tempo avevo come punto di riferimento questa fashion house. Quando sono arrivato qui ho visitato ed esplorato a fondo gli archivi per comprendere la cultura della maison, per assimilare la sua storia così incredibilile e comprendere la sua tradizione di artigianalità e savoir faire. Il tutto senza diventarne prigioniero. Hermès è un marchio con 175 anni di storia alle spalle, con un’eredità importante e una lunga storia del ready to wear che inizia negli anni 20. Voglio scrivere un nuovo capitolo nella storia del womenswear Hermès, tenendo in testa alcuni elementi di due talentuosi designer come Martin Margiela e Jean-Paul Gaultier che hanno tanto contribuito a questo progetto. Mi piacerebbe aggiungere il mio tocco personale per catturare un’immagine contemporanea da aggiungere alla naturale evoluzione della griffe. Quando penso a Hermès mi vengono in mente parole come heritage, pelle, colore, 20s... in una lettura moderna del presente.

Qual è il suo primo souvenir legato al marchio?

Fin da bambino sono sempre stato affascinato dai colori e dall’opulenza, dalla generosità e dall’allure immaginifico delle vetrine Hermès... crescendo lo spirito anticonformista e l’eleganza raffinata della maison mi hanno catturato sempre di più. La filosofia e lo spirito di grande tradizione e maestria mi hanno stregato. Poter lavorare in questo atelier è sempre stato un sogno che ho coltivato, qualcosa che ho sempre sperato.

Quale è stata l’ispirazione della collezione portata in pedana a Parigi?

Quando creo una collezione sono sempre interessato alla qualità e alla bellezza. Questa stagione avevo in testa una sorta di viaggio affascinante perché credo che lo stile nasca sempre da una fusione di elementi anche molto differenti tra di loro. Mi piace sposare suggestioni differenti, mischiare influenze e tracce che arrivano da mondi diversi. Per questo per l’autunno-inverno 2012/13 ho cercato di concentrarmi sullo stile dei gaucho argentini mixato con una certa allure parigina, con un certo fascino francese che ha iniziato a delinearsi in maniera forte durante gli anni 70. Mi piaceva l’idea di poter far convivere in un’unica silhouette un certo spirito wild, selvaggio, libero e fortemente maschile con un côté più timido, romanticamente pudico. Credo che il rigore e la forza rendano una donna molto attraente, senza dimenticare la sua anima più femminile e charmant.

Accanto al ready to wear lei si occupa anche di supervisionare tutto il mondo accessori, un universo fondamentale nei conti del marchio. Come ha approcciato questo fronte?

Non seguo in toto gli accessori ma lavoro a stretto contatto con i designer che seguono questo segmento, in particolare con Pierre Hardy, che segue le scarpe, e con Couli Jobert, che si occupa di tutta la pelletteria. Quando lavoro sulla sfilata cerco di scegliere all’interno della collezione di accessori quelli che meglio possono accompagnare e sposare i look. Ma lavoriamo anche insieme per creare dei pezzi speciali; per esempio nell’autunno/inverno ho cercato di sviluppare, assieme al team accessori, una serie di fermagli da sera in legno laccato e abbiamo cercato di utilizzare il classico canvas Hermès su raffinate valigette quotidiane. Ho anche utilizzato numerosi gioielli in argento, in lacca o smaltati. Mi piace poter esplorare materiali differenti, testando la capacità dei nostri artigiani che sono dei veri maestri. Inoltre, proprio per poter accentuare il look delle ragazze in pedana, ognuna portava un cappello in feltro molto maschile. Per sottolineare la dignità e la forza di una silhouette strutturata e fiera.

Qual è il suo obiettivo? Dove vuole portare la maison Hermès?

Sto lavorando perché l’abbigliamento Hermès mantenga lo stesso charme e la stessa eleganza che ha avuto fino a questo momento. Ma, allo stesso tempo, voglio che incorpori le caratteristiche estetiche del contemporaneo, del design attuale. Sono interessato in tutto quello che può travalicare i limiti del tempo diventando immortale, forever. Ma allo stesso tempo voglio che ogni singolo pezzo sia intriso di modernità. Voglio seguire il mio istinto dando una visione attuale a una grande eredità.