Street barocco e mitologia pop

di Francesca Manuzzi

«Tutto ciò che faccio è spinto dalla passione. Odio l’omologazione». Parola di Fausto Puglisi, enfant prodige della moda italiana, cresciuto tra cultura mediterranea e Los Angeles mood.

Street barocco e mitologia pop
Fausto Puglisi

Siciliano, classe 1976 e con un sangue caliente che scorre nelle vene. Ma occhi e mente proiettati worldwide. E un talento intrinseco per il marketing. Che lo fa diventare, senza forzature, l’enfant prodige della moda italiana. Quasi un nuovo Gianni Versace, che piace a buyer, fashion editor e consumatori finali. E non ultime le star di mezzo mondo. Da Beyoncè a Madonna, talmente ammaliata da far vestire Nicki Minaj e M.I.A in total look Puglisi per la sua esibizione da colossal durante il Super bowl 2012. Fausto Puglisi, alla sua terza collezione vera e propria e con un background estetico costruito tra Messina, New York e Los Angeles, tratteggia una donna che non abbandona il suo fare sfrontato e rock, ma lo incanala in una nuova sensualità alla Bergodorf Goodman maniera, che ricorda le donne di Helmut Newton, delicatamente aggressive. Ossimoro che racconta riga per riga la sua creatività, tra il Mediterraneo e il cinema, con un retrogusto barocco figlio di un mix tra decorativismo mitologico e cultura street.

Qual è il suo modus operandi?

L’atto creativo è un colpo di frusta. Tutto ciò che faccio è spinto dalla passione. Non voglio sembrare retorico, ma cuore e desiderio sono il motore di tutto ciò che faccio, senza mezze misure. Io odio l’omologazione. Per me la moda è musica. Non ho una vera guide line da seguire. Anche quando disegno una collezione, ho sempre un approccio cinematografico, seguire un mood diventa spesso complicato. Per me Maria Antonietta vive nell’antica Roma, Versailles è in Sicilia, Nicki Minaj si fidanza con l’imperatore Caligola e Belle De Jour potrebbe essere un film di Cicciolina.

Com’è l’universo abitato dalla donna Puglisi?

Devo individuare il suo contesto geografico, culturale, emozionale. Penso ai momenti della giornata, della notte. Le sue esigenze, le amicizie, la casa in cui vive o l’albergo in cui sta per entrare. Se è bionda o mora, il suo numero di amanti. Se è felice. E generalmente scelgo una colonna sonora. Mi piace fare il regista, lo sceneggiatore e il costumista allo stesso tempo. Solo così posso creare il più ricco degli abiti da sera, una semplicissima T-shirt o una gonna.

Quali sono gli elementi che ispirano la sua creatività?

Ho un team che amo. Il mio braccio destro, Masha Brigatti, o il mio assistente, sono sempre accanto a me. Litighiamo, ci scontriamo, c’incontriamo. Poi colleziono libri d’arte, amo raccogliere foto. Il mio mondo è un’orgia di immagini che spesso non seguono una logica. L’unica cosa che m’interessi è la bellezza. Non quella sussurrata, ma che laceri e seduca. Poi un quadro, una statua, un fiore, un corpo, un animale, un film, un libro. Amo i tessuti classici, come crepe, jersey, seta. E tantissima pelle, che è sexy. So a priori che il mio mare è il Mediterraneo. La storia che ho nelle vene, con il sole, il drappeggio della statuaria antica. Mi chiedo sempre se attraverso un vestito si possa raccontare l’atto eroico di Roma, Siracusa, Atene e Sparta, visto attraverso il cinema americano. I miei vestiti devono raccontare il mio mare e la sua forza.

Ha un sogno?

La dimensione del sogno e della bellezza sono per me il modus con cui creare. La mia esperienza è la narrazione di un sogno, ho sempre saputo ciò che avrei fatto, mi considero un marinaio emigrante con la valigia sempre pronta. Ciò che disegno è solo ciò che mi diverte vedere, toccare, plasmare. Può portarmi all’esasperazione, prima di tutto deve emozionarmi, rendere felice. La gente compra solo quando desidera. Il desiderio porta persino a uccidere. Continuerò a sognare e chi vivrà vedrà.