The king of prints

di Alessia Lucchese

Peter Pilotto e Christopher De Vos, anima di Peter Pilotto, hanno creato un mondo natural-space di stampe e silhouette scultoree, sperimentando collaborazioni a 360 gradi.

The king of prints
Peter Pilotto e Christopher De Vos

Sono diventati in poche stagioni uno degli hot names della London fashion week, tanto da costringere Anna Wintour, potente direttore di Vogue America, a prolungare il suo soggiorno british. E sono tra i più richiesti dai big brands per firmare capsule collection decisamente speciali. Peter Pilotto e Christopher De Vos, il duo creativo che sta dietro al brand Peter Pilotto, continuano a stregare il mondo fashion con le loro stampe dai tratti psichedelici e space, spalmate su abiti dalle silhouette sculptural. Una collaborazione nata sui banchi della scuola di Anversa tra i due designer  (il primo è metà italiano e metà tirolese, il secondo è un mix di sangue belga e peruviano). Quattro anni fa la scelta: dare vita al brand, e la loro ambizione oggi è quella di creare una griffe lifestyle, grazie anche a una serie di partnership mirate che stanno portandogli molta fortuna.

Le stampe sono diventate il vostro marchio di fabbrica. A cosa vi ispirate?

Siamo da sempre ispirati dalla natura, specialmente dai suoi colori. Ogni stagione lavoriamo in modo differente, ma quando creiamo i nostri print ci piace trovare un immaginario da cui siamo colpiti e ritradurlo, magari combinando sui pattern tecniche inaspettate, inserendo del pizzo o squarciando il tessuto con dei laser cut. Partiamo sempre dai colori quando pensiamo a una collezione e cerchiamo di dare loro risalto attraverso combinazioni uniche.

Sulla stessa direzione si muovono anche le forme scultoree che hanno i vostri abiti…

Ci piace creare strutture differenti ma che accompagnino sempre le linee del corpo. Per questo i tagli dei capi per noi sono fondamentali perché ci permettono di presentare qualcosa che normalmente non si vedrebbe sugli abiti. Cerchiamo di non dimenticare mai nessun dettaglio quando disegniamo le nostre collezioni.

Nelle ultime stagioni siete stati tra i marchi più richiesti per siglare dei co-branding, da Kipling a Schneiders. Cosa pensate di questa formula sempre più in voga nel panorama fashion?

Si tratta di progetti molto interessanti, che ci hanno permesso di confrontarci con nuovi segmenti e nuove categorie. Kipling, per esempio, è molto amato dalle teenager e realizzare borse e accessori per questo pubblico è stato molto divertente e anche istruttivo. Completamente differente, invece, la partnership con Schneiders, un marchio dall’heritage incredibile. Abbiamo sempre desiderato sperimentare il nostro stile sui capispalla e collaborare con il brand del loden per eccellenza ci ha dato la possibilità non solo di realizzare una capsule collection outerwear ma anche di introdurre tra le nostre categorie una linea di piumini che abbiamo presentato durante la sfilata di febbraio.

Avete avviato altre collaborazioni durante le scorse stagioni?

Dalla primavera-estate 2011 le nostre calzature sono firmate da Nicholas Kirkwood, mentre sta arrivando nei negozi la nostra prima linea beachwear che abbiamo disegnato in collaborazione con Lisa Marie Fernandez. Non escludiamo in futuro di continuare questo tipo di collaborazioni: in fondo, ognuno impara a parlare il linguaggio dell’altro arricchendosi.

Siete nati come marchio womenswear. Pensate di continuare su questa strada o volete sperimentare il vostro stile anche sull’uomo?

La nostra attenzione oggi è focalizzata sulla donna. Non vogliamo procedere troppo velocemente, ma crescere passo dopo passo. Anche le collaborazioni che abbiamo firmato di recente riguardano solo l’universo femminile e sono un modo per imparare a confrontarci con nuovi segmenti di mercato per noi ancora inesplorati. Quest’anno abbiamo anche firmato la nostra prima collezione Cruise e il riscontro è stato indiscutibilmente molto soddisfacente.

Il vostro marchio è basato a Londra e siete tra gli hot names della London fashion week. Quanto conta questa città nel vostro percorso creativo?

Londra è una città che sta vivendo un fermento creativo importante, soprattutto per quanto riguarda i giovani designer come noi. Non essendoci molti grandi marchi i designer emergenti hanno più chance di farsi conoscere e di far parlare di sé. Il supporto del British fashion council o di Topshop con il progetto Newgen è stato fondamentale anche per noi per crescere.