Backing up Tokyo

di Francesca Manuzzi

Backing up Tokyo

Un diorama. Costruito assemblando pezzetto per pezzetto, spaziando con la fantasia. La Tokyo tower diventa un pennacchio, per le strade cammina Totoro a manina con Cara dolce Kyoko. E invece no. Non è un modellino in scala da negozio di manga. È uno studio. Una città vera e propria, che nasce direttamente dalle menti del governo giapponese post sisma-tsunami-Fukushima. Onde evitare pandemie che ricordano l’opera di Jon Rafman, con un Godzilla gigante vestito Takashi Murakami, che incombe su una città total black assieme a gigantesche onde di Hokusai. Gli uomini con gli occhi a mandorla più evoluti e ingegnosi dell’Estremo oriente, come al solito ne sanno una più del diavolo. E si progetta la Tokyo bis, a.k.a. IRTBCC-Integrated resort, tourism, business and backup city o NEMIC-National emergency management international city. Che conta l’appoggio di un centinaio di politici, tra cui l’ex premier Naoto Kan, l’ex responsabile del dicastero del commercio, Banri Kaieda, e Shizuka Kamei, ex ministro per le riforme postali e dei serivizi finanziari e membro del Nuovo partito del popolo, ora all’opposizione. E Hajime Ishii, membro del Partito democratico al governo in Giappone, ha confermato il progetto avvolto dal mistero: «L’idea è di generare una sorta di gruppo di continuità, grazie alla quale vengono assicurate le funzioni della nazione». In cui potrebbero vivere 50 mila persone e ospitarne altre 200 mila in caso di emergenza, turisti compresi, per non creare quello spasmo che ha massacrato il Paese durante le tragiche settimane dello scorso marzo. Non è parso dello stesso parere Shintaro Ishihara, l’attuale governatore di Tokyo, che sostiene che l’unica capitale possa essere l’attuale e non l’ipotetica area di circa 500 ettari attualmente occupata dall’hub secondario dell’aeroporto di Osaka a Itami. La Tokyo2 consterebbe di uffici governativi, parchi, abitazioni, resort, ospedali e perfino casino, che graviterebbero intorno a una torre, che diventerebbe la più alta al mondo, di più di 650 metri. Apparentemente metafisico, pare che non siano stati fatti i conti con l’oste, visto che soltanto lo studio di fattibilità ammonterebbe a 180 mila dollari, ma pare che il 90% delle spese verrebbe coperto dal settore privato. Rimane da pensare dove verrebbero stipati i rimanenti 13 milioni di abitanti in caso di un’ulteriore calamità naturale.