L’arte del ritratto (ricamato)

di Sasha Carnevali

L’arte del ritratto (ricamato)

È stato durante la sua prima gravidanza che la pittrice americana Cayce Zavaglia ha deciso di mettere da parte solventi e oli per crearsi uno studio a-tossico. Dai suoi primi quadri così materici da sembrare coperti di frosting per torte è passata quindi a ritrarre parenti e amici ricamando i loro visi in lana su tela. Quarant’anni, residente a St. Louis con il marito e i quattro figli, nell’abbracciare questo nuovo mezzo si è ricongiunta al ricordo d’infanzia di quando abitava in Australia e la madre le aveva insegnato come realizzare una pecora con il nodo francese. I ritratti di Cayce (si pronuncia Cheissì) le prendono sei mesi di lavorazione: partono da almeno un centinaio di scatti al soggetto e proseguono con uno studio attentissimo di ogni dettaglio del suo viso, riprodotto con oltre 300 colori con una tecnica che lei stessa paragona al divisionismo. Ma non accetta commissioni. «Ritrarre solo persone che mi sono vicine mi fa riflettere sulla natura della nostra relazione; non mi interessa dipingere sconosciuti, ma scoprire di più sulle persone che conosco», ha raccontato. Rappresentata dalla galleria newyorkese Lyons Wier, l’artista vende le sue opere a partire da 4.500 dollari per quelle di dimensioni ridotte (21x36 cm) per arrivare ai 14.500 per quelle più grandi. Il suo prossimo progetto? «Recentemente mi sono scoperta sempre più intrigata dal retro dei ricami e ho cominciato a documentarli con una combinazione di stampe ad inchiostri pigmentati, stampe light-jet su plexiglass, e versioni a piccolo punto di queste immagini pixelate. Trovo che dalla loro costruzione cieca emerga un affascinante senso emotivo», ha concluso, «la bellezza casuale nascosta nella loro astrattezza crea un contrasto con il fronte meticolosamente ricamato che trovo difficile da ignorare. Embroideries au Verso è una serie che vuole esplorare le discrepanze tra l’io presentato e l’io privato, tra la faccia che ogni giorno mettiamo su davanti al mondo e la faccia che premettiamo a pochissimi, o forse a nessuno, di vedere».