Simbologie macabre

di Cristina Morozzi

Tibie, vertebre e crani raccontano il momento post-dark dell’abitare contemporary, che sceglie la candida porcellana per dare un tocco di eleganza romantica a elementi horror. Piccoli tasselli crepuscolari, figli di una Wunderkammer settecentesca

Simbologie macabre
Virebent

Questo lampadario, simile a una lanterna, realizzato con un intreccio di candido bisquit, appartiene al novero dei manufatti virtuosi ai quali si dedicano con sempre maggior frequenza i creativi. Da qui a considerarlo una follia il passo è lungo. Ma a ben guardare le stimmate del pezzo d’eccezione le possiede di diritto. Non si tratta infatti di un sapiente intreccio di rami, o di bacchette, ma di realistiche tibie, candide come le ossa che Marina Abramovic scarnificava nella sua fetida performance alla Biennale d’arte di Venezia del 1997. Era in mostra all’edizione nello stand di una piccola azienda francese Virebent, specializzata in porcellane, ispirate alle atmosfere macabre delle Wunderkammer settecentesche. Il lampadario (nella foto sopra) appartiene a una collezione completa tutta declinata attorno al motivo delle tibie. Le simbologie macabre sono ritornate di gran moda e segnalano l’ingresso in una stagione decadente. Dopo la diffusione dei teschi, immagine simoblica per eccellenza, stilema prediletto da stilisti e designer dark, è la volta di ossa e scheletri. E, quasi che le tendenze più che una sensibilità epocale siano un passa parola, tra i corridoi di Maison &Objet, la fiera parigina specializzata nello scouting di tendenza, era facile imbattersi in simbologie di tal genere, declinate nei più diversi materiali. Il messaggio è chiaro: non solo la moda, abile a giocare d’anticipo e d’azzardo, ma ormai anche il design, avvezzo al realismo, si sta avventurando nel sorprendente terreno delle simbologie. E, poiché le coincidenze non sono mai casuali, è da segnalare Autosaurus tripous di Jitish Kallat, il tradizionale risciò indiano in ossa di resina esposto alla mostra «Indian Highway» in corso al Maxxi di Roma. Vanessa Mitrani L’atteggiamento ossessivo che si esprime nella ripetizione maniacale dei pattern e nella cura minuziosa dei dettagli appartiene alla nuova generazione di designer autoproduttori. Si colloca nelle prime file di questo manipolo Vanessa Mitrani, giovane designer francese che, per varie stagioni, si è dedicata alla realizzazione di vasi in vetro di pyrex trasparente decorati con pesci, intesi come acquari simbolici. Le forme primarie, cilindri o sfere, sono traversate da teorie di realistici pesci in resina di colore grigio. Edizione dopo edizione, i pesci sono aumentati, trasformandosi in veri e propri branchi invasivi. Restando sempre in tema zoologico, dai pesci è passata ai polli, o meglio alle zampe di pollo. Le sue ultime creazioni sono vasi cilindrici in candido bisquit, decorati da realistiche zampe di pollo disposte a corolla sulla superfice (nella foto a sinistra). E chissà che stavolta non ci sia qualche macabra allusione ai riti vudù, dove le zampe di pollo non mancano mai. Di certo appartengono alla categoria dei «disgusti», codificata dall’estetologo Mario Perniola nel suo volume Disgusti, (Costa&Nolan, 1998) di nuovo in grande auge. Cecilia Nikalà Al primo colpo d’occhio lo stand di Cecilia Nikalà a Maison&Objet, edizione di settembre 2011, conquistava per l’eleganza con cui era allestito. Candidi gli oggetti in mostra, di bianco abbigliata l’elegante creatrice. Solo guardando da vicino ci si rendeva conto che il motivo ricorrente della collezione in mostra erano le vertebre. Il grande vaso di forma classica era addobbato con una lunga collana in candide perle di ceramica che traversava una sorta di colonna vertebrale disposta al centro della sua sagoma panciuta (nella foto a destra). La sua pura forma classica acquista così, grazie all’innesto imprevisto, un sapore perverso, che niente toglie alla purezza dell’insieme. La qualità di questa inedita collezione consiste nella leggerezza della porcellana, nella squisitezza della fattura, ma, soprattutto, nella capacità della creatrice di dare alla simbologia macabra una inedita e poetica eleganza. Coniugando la cruda anatomia a un’eleganza romantica. Cranatomie Cranatomie è un brand che ogni stagione regolarmente si presenta a Maison&Objet a Parigi, esponendo nel suo minuscolo stand una serie di crani, perlopiù di vacca, ma anche di cinghiali, sempre più preziosi ed elaborati. Si va dalla ceramica floreale, come il cranio di vacca «Mariposa» (nella foto a sinistra), sino alla finitura in foglia d’oro come in quello di cinghiale denominato «Oro tragico». Benoit Peleran che utilizza le teste animali, quasi fossero la tela di base del suo alfabeto decorativo, racconta come il cranio ricordi la morte e parallelamente la vita che se ne è andata, ma sottolinea come i suoi decorati siano da considerarsi oggetti inediti: sono bolliti, quindi essiccati al sole, in modo naturale, lontani da fonti di calore troppo violente, quindi dipinti e deocorati. Peleran considera il suo lavoro ai limiti dell’ossessione, una forma di raffinata controcultura.