The brit design couple

di Francesca Manuzzi, foto di Adam Hollier

Paul Smith & Piers Gough. Uno per l’interno, l’altro per l’esterno. Un cocktail so british al servizio del centro Maggie’s, uno spazio medico extra-comfort con un attitude futuribile. Che porta il design tra le fronde delle foreste che circondano Nottingham.

The brit design couple

Otto centri soltanto in Uk. Quattro in lavorazione tra l’Inghilterra e la sua ex colonia Hong Kong più uno online. Poi tre pianificati nel resto dell’Europa. Una sorta d’impero delle cliniche oncologiche, che ha come minimo comun denominatore un Dna dai colori della Union Jack. E chi avrebbe potuto investire il suo genio creativo sugli interni di quelle strutture, se non un baronetto della corona britannica? Sir Paul Smith, dell’ordine dei designer di moda e furniture made in England, potrebbe venir insignito di una nuova carica. Dopo l’onoreficienza riconosciutagli dalla Regina Elisabetta potrebbe infatti essere insignito della carica di «Eroe popolare, che ruba ai ricchi per dare ai poveri», considerando la località dove poggia il frutto delle sue ultime fatiche. Ma non si tratta di atti fuori legge, anzi. Non ci sono poveri e nessuno ruba a nessuno, sia mai. È solo la famosa leggenda legata a un luogo di buone speranze e patria di uomini di cuore: Nottingham. Proprio la casa natale di Robin Hood e dello stesso Smith. Al centro delle Midlands orientali, non nel cuore delle foreste, ma immersa nel campus del Nottingham city hospital. Tra le fronde che sezionano il block di Hucknall road piomba una sorta di rosa del deserto color verde. Costruita con pannelli ovali profilati in bianco, simili a giganteschi padiglioni auricolari che s’intrecciano. Quasi ad ascoltare lo spazio circostante. Il fiume Leen che mormora in lontananza e le foglie frusciare. Ricorda un diagramma di Eulero-Venn, quello che si studia alle scuole primarie per conoscere la grafica d’insieme. Unione e aiuto. Per offrire ai pazienti il miglior comfort possibile, già dalle caratteristiche esteriori. Per la prima volta nella storia dei centri Maggie’s, nati a Edimburgo nel 1996 da un’idea di Maggie Keswick Jencks e il co-fondatore Charles Jencks, il progetto architettonico è stato affidato a un designer. La struttura è stata ideata dall’architetto Piers Gough e gli interior creati in sinergia con Paul Smith. «Sono molto felice di essere stato coinvolto nella creazione di un luogo che possa accogliere nel miglior modo possibile i pazienti, gli amici e le loro famiglie, anche per una tazza di tè. Si tratta di una grande risorsa per tutti e una fantastica struttura per la città. Con interni caldi, che donano serenità e riposo», ha spiegato lo stilista britannico, «Piers Gough è un architetto incredibile ed è stata una gioia lavorare fianco a fianco». Il building si compone di due zone living adibite a salotti, una biblioteca completa di interessanti letture, un ufficio, due piccole camere per la terapia, due ampie stanze che all’occorrenza possono essere riconvertite in due spazi per il tai chi, lo yoga o sala riunioni. In più una grande cucina, con vetrate a tutta altezza che si affacciano sulla natura circostante. Gli ambienti sono stati arredati mescolando furniture classiche e iconiche, assieme a pezzi stravaganti, realizzati con tessuti dalle texture paulsmithiane. Il centro ha un largo numero di home items dello stilista, che variano dalle tappezzerie arazzo ai tappeti colorful, fino alle stampe, ai dipinti e ai rivestimenti per le poltrone Melrose, in plaid Maharam o floral print, da una fotografia originale di Sir Paul scattata al Chelsea flower show. La pavimentazione di parte dell’edificio è stata ideata in legno naturale, che rispecchia le finiture del tetto dell’edificio, e la restante in piccole piastrelle di cotto. Le Ercol butterfly chair, disseminate nelle stanze della clinica, sono state dipinte in rosso, giallo e arancione bright e a vegliare sulla sicurezza della casa un cane da guardia speciale: la scultura di fil di ferro di Jonathan Adler. L’illuminazione è discreta e cangiante creata con lampade da tavolo del 1950 e piantane treppiede. Per un luogo di serenità, so british e very Paul Smith. Perché Nottingham gli sta a cuore si sa: it’s him cup of tea.