The web goddess

di Fabio Maria Damato

Anna Dello Russo è una maniaca di moda, l’icona stylish di Internet. «La rete è stata la più radicale rivoluzione nel comunicare la moda. Una forza che per la prima volta arriva dal basso, democratica. Pronta a sovvertire le regole di un mondo elitario»

The web goddess
Anna Dello Russo

Non è semplicemente una fashion addict, ma una fashion maniac. Anna Dello Russo, per sua stessa ammissione, non ha la pretesa di essere cool, ma semplicemente fashion. Decana della moda italiana, con un passato da Vogue Italia e come direttore de L’uomo Vogue dal 2000 al 2006, oggi ricopre il ruolo di consulente creativo di Vogue Japan. Ma è balzata agli onori della cronaca per essere diventata beniamina dello street style prima, e vera e propria icona del web oggi. Tra una importante collaborazione con Macy’s, che ha voluto il suo gusto e il suo volto per la linea Inc, una fragranza dal nome Beyond, il singolo musicale Fashion shower e quasi 90 mila followers su twitter, Anna Dello Russo è l’ultimo fenomeno della moda globale.

Domanda. Come il web ha cambiato la moda?

Risposta. È stata una delle più radicali rivoluzioni nel modo di comunicare la moda, e di come interfacciarsi con il lettore. Una forza che per la prima volta arriva dal basso ed è incredibilmente democratica, permettendo a persone diverse dagli addetti ai lavori di partecipare dall’interno a questo élitario sistema. In pochissimo tempo, però, c’è stato chi si è sentito tremendamente vecchio nell’approcciarsi a una realtà così diversa. Io per prima ho deciso di avventurarmi nel web e ovviamente all’inizio ero spaesata e quasi impaurita, ma poi si è trasformata in una tecnologia senza la quale non posso più fare a meno. Dall’altra parte c’è stato chi forse inizialmente ha avuto quasi una reazione di rigetto, perché la velocità dell’informazione è mutata, ma in primo luogo l‘idea di poter avere un feedback immediato dal tuo lettore, capace di sconvolgere quelle che sono state le certezze precedenti. Oggi sei obbligato ad ascoltare il parere, nel bene o nel male, di chi ti fruisce, sei obbligato a tenerne conto e a imparare a guardare oltre la tua visione e le tue idee, facendoti contaminare da diverse culture, fasce d’età, estrazioni sociali, ma tutte inequivocabilmente legate a una vera passione per la moda. Grazie a tutto questo sono riuscita a esprimere la mia individualità.

D. Lei è nata a Bari e  parla di moda al Giappone. Il fashion system non ha confini geografici e culturali?

R. Il linguaggio visivo è globale, anche con l’aiuto della tecnologia ormai capace di cancellare le distanze e i confini, geografici e culturali. Oggi ci sentiamo tutti più vicini, non è come quando ho lasciato io la Puglia... andare a Milano sembrava di sbarcare in America. Tutti i giorni in moltissimi prendono un volo e vanno a vivere a New York o in Cina, vista la nuova ossessione per il gigante asiatico. Oggi tutto ciò è vissuto maggiormente, ma anche in passato un certo tipo di moda è sempre stata internazionale. È un’arte universale, che tu sia inglese o giapponese comprendi e condividi nello stesso modo in ogni angolo del mondo gli stessi concetti.

D. Sta già finendo l’era dei blogger?

R. I blogger, come qualsiasi altra mania prima di loro, raggiungeranno un loro equilibrio. A mio parere nelle prossime stagioni assisteremo a una scrematura di quest’ultimi, e chi sarà stato intelligente, e in un certo modo di talento, continuerà a esistere. Gli altri scompariranno. Ma questo principio vale anche per la carta stampata, pronta ad assestarsi, quando forse ci sono troppe pubblicazioni rispetto alla richiesta. Il paradosso arriva quando un gigante del web come Style.com decide di diventare una rivista di carpa stampata perché i lettori lo hanno richiesto. In qualche modo questa è la chiusura del cerchio.

D. La sua extravaganza è vista con sospetto dalla fashion community?

R. Questa non è la moda, è la vita. Tutti quando hanno lavorato tanto e per tanti anni a un certo punto crescono e si incupiscono, non sono più interessati troppo all’eccentricità. È altrettanto vero però che quello che può sembrare bizzarro a noi per molti è la normalità. Per questo motivo, soprattutto noi addetti del fashion system, non possiamo incupirci, non possiamo chiuderci in noi stessi, ma dobbiamo viaggiare, incontrare gente diversa dalla quale farci trasmettere energia, idee e punti di vista differenti. La moda è lo spirito del tempo e noi non possiamo essere fuori tempo, per non essere fuori tema. Per questo non rinuncio a fare da nomade durante le settimane della moda tra New York, Londra, Milano e Parigi, perché è vedendo le sfilate, toccando gli abiti, parlando con le persone, visitando dei luoghi, che comprendi dove sta andando il mondo.

D. Cosa pensi del fashion system italiano?

R. La moda è lo specchio del Paese. Che oggi sembra vecchio, immobile e diffidente nei confronti dei più giovani. La moda riflette la cultura e la vivacità di un Paese, quando un Paese non è vivace non lo è nemmeno la moda, ma incredibilmente questo sistema reagisce molto di più e molto meglio degli altri fornendo ancora delle grandi eccellenze. È paradossale però che i nostri creativi più giovani quando vanno all’estero hanno successo, vedi Riccardo Tisci o Giambattista Valli. Speriamo però si possa riorganizzare il tessuto socio-culturale votandolo alle nuove generazioni, io sono pronta a sostenere il cambiamento per premiare chi lavora duro e seriamente.

D. Cosa bisogna fare per raggiungere il successo?

R. Avere talento, lavorare duro, essere aperto al mondo e a quello che succede intorno a noi, basta questo. Io non ho mai sgomitato e non sono mai stata sleale. Non ho scheletri nell’armadio, solo abiti griffati.