Un bio-sistema domotico

di Francesca Manuzzi

Un bio-sistema domotico
Microbial home by Philips

Testing the future, not predicting it. Sembra il claim di una pubblicità progresso. E di progresso si tratta, ma analizzato dalle parole di Jack Mama, creative director di Philips design probes program. È lui la mente che muove i marchingegni alla base di Microbial home proble project. Non si tratta di fantascienza, ma di un prototipo presentato quest’anno alla Dutch design week, rassegna olandese di design extra futuribile che sta prendendo sempre più piede e che riserva tra le altre proposte anche questa. Si è abituati a Philips come azienda produttrice di lampadine e robot da cucina. Qui i due archetipi si uniscono sotto un minimo comune denominatore: energia per il risparmio. Un ecosistema fatto e finito, che ha come parola d’ordine l’autonomia. E si cela sotto le vesti di una signora cucina, dal design eccellente, che gestisce tutta la casa. Si autoalimenta, autoillumina, pulisce, preserva il cibo ed elimina i rifiuti per rigenerarli. Ogni singolo output diventa l’origine di un input. Non si parla soltanto di riciclaggio su larga scala, ma di microcosmo. Con un’isola bio-digester fabbricata con rame, ghisa, vetro e bamboo, che consta un convertitore pronto a trasformare rifiuti solidi del bagno e scarti vegetali sminuzzati in bio gas-metano, un serbatoio che mostra le riserve d’energia, la pressione e acque reflue che generano elettricità per illuminare le lampadine. Risultato non-polluting, energy saving e un aspetto extra-attraente. «I designer hanno l’obbligo di tradurre i bisogni dell’umanità in soluzioni. Dobbiamo spingere noi stessi a ripensare all’intera gamma di elettrodomestici casalinghi, così come il modo in cui utilizziamo l’energia», ha spiegato Clive van Heerden, senior director of design-led innovation di Philips design. La casa diventa quindi una macchina biologica, paragonabile al corpo umano, che filtra, lavora e reimpiega ciò che convenzionalmente si considerano rifiuti, trasformandoli in carburanti naturali. Non si tratta di finzione, nemmeno di intenzioni produttive, ma di origine di un dibattito, come un numero zero per testare il futuro, senza predirlo.