Un mito d’anticonformismo

di Camilla Gusti

Un mito d’anticonformismo

Fin dalla nascita è stata pensata per essere colorata, leggera e anticonformista. Ha segnato la storia del design italiano nel mondo diventando l’emblema della seduta destrutturata e autogestibile che risponde alla volontà di atteggiamenti più liberi. Priva di struttura rigida, la popolarissima Sacco (nella foto sopra) è stata disegnata nel 1968 dai designer Gatti, Paolini e Teodoro e prodotta lo stesso anno da Zanotta. La loro idea di partenza era un sacco a fagiolo imbottito di piccole palline di polistirene semi-espanso, leggero e trasportabile e facilmente adattabile a qualsiasi posizione che la persona assume quando sta seduto. «A noi interessava progettare oggetti il più possibile flessibili che potessero adattarsi a situazioni, comportamenti e strutture fisiche diverse», ha raccontato l’architetto Piero Gatti, «l’intuizione è arrivata dal vecchio materasso di foglie di castagno che si usa nelle culture contadine e che aveva la funzione di accogliere il corpo. L’avevamo pensato trasparente, così abbiamo fatto realizzare un prototipo con fogli di vinile rinforzato ed elettrosaldato, dopodiché l’abbiamo fotografato e messo in studio, pensando che nessuno l’avrebbe mai sviluppato». Sacco ha la capacità di sdrammatizzare convenzioni abitative apparentemente molto formali, può essere rivestita in pelle, tela Egitto, Sole e tecno pelle per la versione outdoor. Definito come un vero cult dell’arredamento informale è sicuramente un oggetto servizievole perché non soltanto ci si può stare seduti, sdraiati e rannicchiati ma può diventare tavolino e disteso è qualcosa di vicino a un tappeto.