Wang maison

di Francesca Manuzzi, foto di Ditte Tsager/Edge Reps

Tribeca e i segreti del fashion system. Quelli stilistico-estetici di Alexander Wang, svelati dalla magione dello stesso designer, l’enfant prodige della moda americana. Un’abitazione contemporary, vestita con un minimalismo raffinato e sensuale.

Wang maison

Nero, acciaio e oro. Come toni mastro per i 780 metri quadrati di un’abitazione d’eccellenza. E che eccellenza: il reuccio della moda young&cool di downtown New York, mr. Alexander Wang. Che vive attorniato da un cielo di muri in total white e pavimenti neri come l’ossidiana. Se potessero parlare, quei muri racconterebbero un pezzetto di storia della moda. Partendo da quella dell’attuale padrone di casa e a ritroso verso la vita di Holly Brubach, redattrice del New York Times, proprietaria del loft per 15 anni. Situato nel cuore di Tribeca, vi soggiornano i codici dell’immaginario di Wang e dei mid 20’s. Una sorta di schema dettagliatissimo del non colore accostato a spot di luce, che lo stilista racchiude in una spiegazione del tutto personale: «Il minimalismo sta alla base del refurbish. È ciò che lega questa casa alle mie radici». Pochi pezzi, ma incisivi e cattura sguardo. Partendo dalla zona living, in cui troneggiano, sul pavimento piastrellato in nero, un divano capitonné in velluto pece, una panca di cuscini di pelle assemblati grazie a cinghie come cinture, un coffee table di Karl Springer e la piantana tripla di Serge Mouille. Fin qui nulla di eccentrico. Poi gli occhi sono abbagliati, come una gazza ladra, da qualcosa che brilla. Dietro al divano, coperto da una stola di volpe nera, a ingigantire lo spazio, c’è una parete di specchi, il cui riverbero rende tutto incredibilmente shiny. Di fianco alla seduta di cuscini spunta invece una coppia di poltrone effetto gorilla, in capra dal pelo lungo black. E il lastricato è riscaldato da tappeti in pelle di zebra. È questa la chiave: super clean e urla a squarciagola, in una mescola armonica. Lusso e hi-tech celato. «Il progresso della tecnologia è un indicatore dell’evoluzione dei tempi e credo di poter dire che tutta la mia vita graviti attorno al mio computer. Anche se tento di tenere il lavoro lontano dalla mia casa, la mente sta sempre macchinando e il mio mestiere viene con me ovunque mi trovi», ha raccontato Wang. Ma non si direbbe. La casa del designer appare come un luogo libero da un’agenda incalzante. Studiato da Ryan Kordan (decoratore a cui lo stilista si affida da cinque anni, anche per la riformulazione dello showroom e del suo primo store, ndr), pone le sue radici nella moda e nel desiderio che la caratterizza di rimanere giovani e sensuali per sempre. «Sexy è la parola che descrive al meglio il mio loft», ha spiegato lo stilista, «poi, una safety zone, dedicata al riposo». È un open space extra luminoso, dai soffitti alti, suddiviso dalla sola disposizione dei mobili. In primis la zona living, con salotto e sala da pranzo, dove troneggiano il tavolo dai piedi a X cromati e le sedie rivestite in coccodrillo, in continuum con la cucina in acciaio dall’isola centrale in marmo bianco. Alle finestre, tende romane nere e bold. Scure esattamente come le pareti della camera da letto. Che è un cocoon, «la stanza più importante della casa», secondo lo stilista. Che custodisce, a sua volta, l’oggetto più importante: «Il mio letto è un pezzo fondamentale, costruito con gusci di cocco grattugiato. È intimo e confortevole». Dalle finestre s’intravede la struttura post-industriale e metallica della New York Law school. So Wang. E contemporary. Parola che per lo stilista significa: «Essere rilevanti per il tempo in cui si sta vivendo. Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di innovare e far evolvere quello che più amo e conosco, rimanendo saldo al suo senso intrinseco». E la sua casa è tutto ciò. Un luogo privato, che racchiude l’essenza di Wang «associata al comfort e design impeccabile del Conran di Tokyo e il Grand hotel di Ibiza», i suoi hotel preferiti nel mondo.