Another brick in the wall

di Francesca Manuzzi

Another brick in the wall
Vhils

Classe 1987. Nascosto, come tutti quelli che iniziano dalla strada in bilico tra legalità e arte, dietro una tag. La sua è Vhils. Lui è Alexandre Farto, graffittaro portoghese, che non usa bombolette spray, non fa bombing con i marker che ai più appaiono deturpanti per i muri dei palazzi delle città, ma crea vere e proprie opere. Masterpiece graffianti. Icone realizzate con martello e scalpello, tritolo o martello pneumatico, scheggiando grosse porzioni di muro di aree ormai dismesse. Non è un toy, così come si definiscono i writer alle prime armi. Ma un ritrattista street, competente ed esperto, un artista new school vero e proprio, che costruisce bassorilievi sbalzati nei muri di tutto il mondo. Impiega almeno due mesi per le sue action, aiutato da un collaboratore, e crea lavori inusuali (realizza anche opere incise con l’acido o poster di metallo tagliati al laser, ndr). È il capostipite di una rivoluzione nella tecnica dello stencil, che consiste nel pittare, utilizzando una maschera normografica. La sua è decostruzione allo stato puro, esplorazione viscerale dei layer e della storia di un edificio o di un luogo, rieditandone l’aspetto con portrait che racchiudono al tempo stesso nuovo e arcaico. L’ispirazione arriva sempre dalla cultura popolare, con soggetti che possono essere donne o uomini, prediligendo le persone normali, che incrocia per la strada, piuttosto che personaggi che fanno parte della cultura popolare, protagonisti indiscussi della stampa worldwide (famoso il volto del cancelliere tedesco Angela Merkel con un terzo occhio della provvidenza in mezzo alla fronte, ndr). «Tutto ciò che è effimero mi cattura, in particolare le trasformazioni e gli sviluppi della città», ha spiegato Farto. Ma la sua celebrità, per quanto si possa definire tale per un artista underground, la deve a un viso carved apparso vicino a un’opera di Bansky al Cans festival di Londra nel 2008, che lo aveva fatto finire in prima pagina sul Times. Ed è poi lo stesso agente di Bansky, Steve Lazarides, esperto e studioso dei movimenti indipendenti, a prenderlo sotto la sua ala e a dare visibilità ai lavori di Vhils. Tanto da farlo arrivare oggi ad avere una sua exhibition monografica in Cina. I suoi lavori sono infatti esposti sino a fine maggio alla Gallery Magda Danysz, based a Parigi e Shanghai, in 188 Linqing road, oltre ad aver conquistato i muri di tutta la città più popolosa del mondo. La mostra enfatizza l’unicità del suo lavoro e mette in luce le tecniche innovative e inedite di cui fa ampio utilizzo. Per un’arte ripensata, che dissacra la stessa street-art canonica, in favore di un più elaborato piano di scultura che fonda le sue radici nella storia dell’arte classica. Lasciando a Vhils il duro compito di scrivere un capitolo tutto nuovo nella vasta enciclopedia, in costante aggiornamento, del mondo street.