At home with KARL

di Elisa Rossi, foto di Gotham photo company

Una maison-pensatoio creata secondo lo stile di monsieur Lagerfeld, affacciata su quel gioiello newyorkese che è Gramercy park. In un trionfo di luminosi bianchi minimali e dettagli ispirati alla scuola architettonica tedesca del Werkbund

At home with KARL
Living room

Design, luminosità e living immacolato. Bianco. Gli oltre 200 metri quadrati dell’appartamento 6A al sesto piano del numero 50 di Gramercy park north a New York, calpestati e abitati da kaiser Karl Lagerfeld, sono in vendita. Di nuovo. Sì, perché monsieur Karl aveva già piazzato sul mercato l’immobile alla fine dello scorso luglio, ritirando però poco dopo l’offerta (partita inizialmente dalla cifra di 6,5 milioni di dollari, abbassata poi a 5,2 milioni), preso forse da qualche ripensamento affettivo. Poco importa: adesso, la residenza dell’iconico designer anima di Chanel e di Fendi, torna on sale. Il palazzo, proprietà della Ian Schrager company e composto da 23 appartamenti, è stato progettato nei suoi interni dall’archi-designer britannico John Pawson, con layout innovativi che organizzano gli spazi come fossero una serie di insiemi fluidi che scardinano le convenzioni delle forme, per riflettere nuove modalità d’uso. «L’architettura, come il design, è molto importante per me. Ritengo che sia una forma di arte concettuale. Il dramma dell’arte contemporanea è che si perde in ragionamenti pretenziosi, troppi discorsi, e non abbastanza fatti», ha spiegato kaiser Karl, designer e fotografo ma soprattutto grande esteta. Che ha voluto che il suo grande appartamento newyorkese lo rispecchiasse a 360 gradi. La maison si apre infatti su un ampio foyer che porta nella zona living, dove l’abbraccio forte è dato dalle pareti total white, chiave di lettura dell’intero percorso domestico, essenziale e candido in ogni dettaglio, fino alle librerie, tesori che arredano quasi ogni stanza, in perfetta linea con le abitudini letterarie del proprietario. A riscaldare il tutto ci pensano i pavimenti scuri in quercia, dai quali si stagliano grandi vetrate terra-cielo con vista da togliere il fiato sullo storico parco privato, donando un’allure so shiny grazie all’esposizione a sud. Si passa poi alle tre camere da letto, ognuna dotata di bagno privato e, ovviamente, ampissime cabine armadio, essenziali nei dettagli haute de gamme. La suite padronale, inoltre, beneficia di una zona studio, dove una scrivania dal sapore anticato accompagna il lavoro svolto su un trono cremisi, alle cui spalle, solida e modernamente cool, si staglia una candida biblioteca lattea. Due le uniche note di colore della casa: la cucina di Varenna in legno di ciliegio con piani di lavoro in acciaio immacolato e fornita con il top di gamma degli elettrodomestici, e il bagno, lastricato di piastrelle verde acqua e travertino beige a impreziosire vasca, doccia separata e doppio lavabo dallo stile classico e minimale. Non è tutto: possedere una proprietà in questo very classy building vuol dire ricevere le ambitissime chiavi di Gramercy park, l’unico parco di New York ancora privato (il pubblico può accedere unicamente una volta l’anno, di solito la prima domenica di maggio, ndr). E la possibilità di usufruire di tutti i servizi dell’adiacente four stars Gramercy Park hotel, in stile bohemien, come ad esempio cameriere personale, maggiordomo, housewife, ristorante, servizio in camera, personal shopping, accesso a palestra, Spa e club privato. «Cambio velocemente abiti, arredamenti, case e collezioni. La vita è cambiamento. Ci sono momenti in cui le cose non possono andare meglio, e allora si cambia. Non ci si sente a casa nelle mie abitazioni. Io non provo questo tipo di sentimento. Sono completamente libero, ho una mente molto aperta, e non so cosa voglia dire provare sentimenti di possesso. Ma questo è piuttosto facile per chi ha avuto tanto», ha commentato il poliedrico Karl, che oltre alla doppia C e alla maison romana collabora anche con il gruppo di Diego Della Valle per il marchio Hogan. L’appartamento pre-war, dalle linee soft e dall’arredamento minimal, è stato decorato dallo stilista originario di Amburgo con elementi di design tedesco. «Ho una collezione di poster tedeschi realizzati dal 1905 al 1915 che amo davvero tanto. Ritengo che rappresentino l’inizio della pubblicità in senso moderno, sono divini e assolutamente impossibili da trovare. A New York, al contrario che a Parigi, possono funzionare. Ho voluto pensare il mio appartamento di Manhattan secondo lo stile Werkbund, il movimento architettonico tedesco che ha avuto designer di spicco del calibro di Bruno Paul, Hermann Muthesius e Peter Behrens, maestri di Walter Gropius e Le Corbusier. Loro sono riusciti a creare prodotti moderni in maniera diversa, nel 1910, prima del Bauhaus», ha spiegato, «ho una collezione di mobili meravigliosi comprati 20 anni fa, quando nessuno li apprezzava. Poi, tutto d’un tratto, il Werkbund è stato riscoperto dagli appassionati di design. Tutti conoscono la Secessione viennese, ma non ne è rimasto molto. Il Werkbund è per me la Germania, una Germania con la quale mi posso identificare. E adoro questa casa perché è tedesca e newyorkese allo stesso tempo». Lo spazio, comprato dal creativo teutonico nel 2006 per 6,6 milioni di dollari, con la sua natura minimal rappresentava il giusto bilanciamento al flusso vorticoso dei pensieri creativi del designer-fotografo; uno spazio pensato e realizzato per soddisfare le sue abitudini: guardare libri, disegnare e leggere per gran parte della giornata (Lagerfeld ama i suoi libri a tal punto da aver realizzato insieme all’amico ed editore Gerhard Steidl una fragranza che ricorda l’odore delle pagine e dell’inchiostro dei suo cari volumi, ndr). Il tutto preferibilmente in maniera solitaria. «Non mi piace avere gente in giro per casa. Anche se gli spazi sono grandi, mi piace stare solo. Se ho bisogno di qualcosa, chiamo il maggiordomo o i miei assistenti, ma poi non li voglio qui», ha aggiunto, «a casa voglio solamente i miei libri. Ne sono completamente schiavo». Il designer sembra reinventarsi attraverso le sue case. Da quando è arrivato a Parigi nel 1950, ha abitato numerose residenze, compreso uno chateau a Brittany, un piccolo palazzo a Monaco, appartamenti a Roma e Berlino, una villa a Biarritz e una casa del 1840 nel Vermont. «Sento come un campanello d’allarme del cambiamento dei gusti», ha concluso l’eccentrico couturier, «e così cerco immediatamente qualcosa di diverso che lo esprima». Panta rei, diceva Eraclito. Ma l’abilità del designer è da sempre quella di creare qualcosa di eterno. Nell’unire, in perfetta armonia, il nuovo alla ricerca di espressioni fresche e un passato storico e blasonato.