Futurelife

di Elisa Rossi

Una torre iconica alta 244 metri regalata a Venezia da Pierre Cardin, che investirà 1,473 miliardi di euro. Perché Palais Lumière, che trasformerà Porto Marghera: «Incarna la vera essenza di tutte le mie creazioni. È un’opera d’arte utile, un centro di eccellenza».

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Palais Lumière, Porto Marghera

n sogno nel cassetto. E un visionario del calibro di Pierre Cardin con un grande progetto a sublimazione della propria carriera. Un palazzo-scultura con l’obiettivo di divenire oggetto utilizzabile nella vita di tutti i giorni. È questa la filosofia che anima Palais Lumière. «Questo palazzo non è una semplice costruzione, ma incarna la vera essenza di tutte le mie creazioni: non nasce con il semplice obiettivo di fare da contenitore per i suoi abitanti, ma deve poter essere utilizzato come una parte integrante della vita di tutti i giorni. Un’opera d’arte utile: la vera sculpture utilitaire», ha spiegato il couturier di origini italiane. Una scultura abitabile, come la chiama Rodrigo Basilicati, ingegnere e nipote dello stilista, che ha realizzato il progetto di massima. «Vorremmo che il Palais Lumière diventasse centro d’eccellenza: per la forma ho preso spunto da tre fiori in un vaso, fiori di differente altezza, con diverse pieghe», ha spiegato Basilicati, «e ho immaginato questi tre fiori in una zona come Porto Marghera: area da pulire e bonificare per farla diventare una zona ecologica e di sviluppo sociale. Perché io resto un artigiano e vedo la bellezza anche nel dare lavoro a tante persone». La struttura avveniristica sorgerà infatti sulla gronda lagunare, di fronte a Venezia, nel cuore della prima ex zona industriale di Marghera e colpirà per la sua connotazione estetica molto forte: tre torri, la cui massima altezza è pari a 244 metri, a simmetria radiale di altezze differenti e disposte a forma di stella, su cui si incastonano sei dischi di forma circolare, con ambienti abitativi e di lavoro. Tra cui uffici, hotel di lusso, appartamenti con vista panoramica su Venezia, centri commerciali, bar e ristoranti, centri benessere, cinema, teatri, un ristorante panoramico e un pronto soccorso ospedaliero con eliporto. Per un totale di 60 piani complessivi su cui sono distribuiti più di 4 ettari di giardini pensili con relativi laghi e piscine, riempiti anche tramite recupero e filtrazione delle acque piovane. Sì, perché Palais Lumière è un progetto-bandiera di ecosostenibilità. E forse non a caso il verde è da sempre il colore preferito di monsieur Cardin. Per riscaldare e illuminare la struttura sarà infatti utilizzata energia pulita generata da sistemi integrati rinnovabili di tipo fotovoltaico, eolico e geotermico, garantendo l’effettiva indipendenza energetica dell’edificio. «Vorrei che questo palazzo diventi incubatrice di eccellenze. Ho pensato quindi a Palais Lumière anche come sede universitaria di aree di ricerca nei settori della moda, della tecnologia, dell’arte, della ricerca pura e di tutto ciò che rappresenta lo stato dell’arte in ogni ambito», ha aggiunto Cardin. Una struttura fantascientifica, che il sarto di origini trevigiane sogna da anni. «Dobbiamo considerare Cardin», ha detto Luca Zaia, governatore della Regione Veneto, «il nostro Lorenzo il Magnifico, non è certo facile trovare chi è disposto a spendere un miliardo e mezzo dei propri soldi per regalare alla Regione un simbolo e bonifiche a costo zero». Infatti il palazzo, che nei progetti preliminari mette in conto quattro anni per la costruzione, prevede un intervento da circa 1,473 miliardi di euro, soldi interamente finanziati dallo stilista, nonostante il beneficio pubblico sia di non lieve entità. Nella cifra complessiva, a fianco dei 758 milioni previsti per la realizzazione del building e per le opere di urbanizzazione strettamente connesse, sono previsti 240 milioni per opere di interesse pubblico regionale, quali la bonifica delle acque, dei suoli e i collegamenti, e soprattutto altri 475 milioni per opere di riqualificazione ambientale delle aree interessate: in sostanza, bonifiche di circa 200 ettari di terreni ex industriali ora inutilizzati. «È un’operazione che regala un’opera simbolo al Veneto e a Venezia, la nostra Torre Eiffel o la piramide del Louvre», ha continuato Zaia, «a noi serviva un mecenate per farlo, e Pierre Cardin ci ha scelto». Venezia si è assicurata un’opera destinata a diventare un simbolo avveniristico. Touchè.