Iconic

di Cristina Morozzi, artwork di Giorgio Tentolini

Iconic

Fare previsioni risulta sempre più difficile: il ritmico alternarsi delle stagioni è sconvoltolo da improvvise e inaspettate crisi climatiche ed economiche. Tramontati già da tempo gli stili, si sta assistendo anche al declino delle tendenze, per loro natura legate alle logiche commerciali che diventano sempre più fluide e imprevedibili. Dare linee guide per la casa del prossimo futuro rischia di apparire fuori luogo. Ciascuno se la farà come crede, o come può, aguzzando l’ingegno e riscoprendo l’arte d’arrangiarsi. Sarà semplice, facile da gestire, possibilmente vivace. Sarà rifugio, ma anche evasione. Sarà eclettica, spontanea, imprevedibile, magari, autocostruita. Come suggeriscono le stylist di moda che insegnano a mescolare i capi griffati con gli abiti delle catene fast fashion. Il risultato del nuovo living sarà una creativa miscellanea. Le persone ormai si sono familiarizzate con il design, ormai divenuto più accessibile nei costi, legato anche al prodotto  firmato Ikea. Vige la regola del contrappunto: semplicità perché i tempi impongono rigore, ma per compensazione sarà il trionfo di quelli che Bruce Sterling, noto autore cyberpunk, definisce «gingilli»  nel suo sorprendente libro sul design  La forma del futuro (Apogeo, Milano, 2008). «Sono oggetti altamente instabili, baroccamente multifunzionali, modificabili e facilmente programmabili dall’utente, destinati a un vita breve», si legge nel libro. I gingilli sono oggetti consolatori, quelli con i quali è più facile relazionarsi, capaci di mettere a proprio agio. Rappresentano gli acquisti d’impulso, compensatori, quelli che danno colore a una giornata grigia. Per fare spazio ai gingilli l’arredo non sarà definito una volta per tutte, programmato sulla carta, ma sarà fluido, mutante, per lasciare spazio al capriccio e all’oggetto fuori contesto. Il declino della decorazione riporta in auge il minimalismo, ma non sarà punitivo come ai tempi del suo predomino, piuttosto domestico e conviviale, sancito da una iconicità latente. La crisi impone un cambiamento del modo di vivere. Si ritrovano le abitudini tradizionali: cibi semplici attorno a un grande tavolo. Non solo televisione, ma anche qualche buona poetica lettura, come conferma il successo della raccolta di poesie, semplici e di buon senso La gioia di scrivere della poetessa polacca Wistava Szymborska, in testa alle classifiche dei volumi più venduti. Il buon senso sarà la regola. Scegliere quello che più ci aggrada, senza troppo preoccuparsi dei suggerimenti degli arredatori, per disegnare interior che siano specchio delle personalità, che si adattino come l’abito ben tagliato, che rendano la quotidiana domesticità più gradevole, come il colore azzeccato. Ma permettersi anche qualche follia, qualche nota sopra il rigo per scompaginare la disciplina delle scelte giudiziose. Tramontata la dittatura degli stili, torna la voglia di esprimersi. L’ hanno ritrovata i designer che stanno dando prove di spiccata originalità e conviene la recuperino anche gli utenti, riprendendo confidenza nella loro capacità di scelta. In sintesi il design ha perso il sussiego della disciplina per umanizzarsi, offrendo ai consumatori un ampio ventaglio di proposte e soluzioni legate al moderno abitare.