New Delhi address

di Chiara Bottoni, foto di Andre J Fanthome/Amit Mehra/Edmund Summer

La filosofia dell’India antica incontra il purismo dell’architettura occidentale moderna, in una grande residenza su tre piani progettata dallo studio Morphogenesis. In un gioco eco-friendly, dove il rigore della geometria sposa la forza della natura rigogliosa

New Delhi address

Un moderno Taj Mahal. Un mausoleo contemporaneo dove preziosi marmi si riflettono in specchi d’acqua e giardini lussureggianti fioriscono, simili a foreste tropicali. Contenute però dal rigore geometrico dell’artificio. È questo il concetto di loft che si traduce nella cultura indiana. Non tanto spazio industriale riletto in chiave abitativa, quanto spazio di natura incapsulato da vetrate e pareti metalliche. Condito da una buona dose di cultura locale, di tradizione traslata nelle esigenze della contemporaneità. Lo spazio abitativo di circa 5 mila metri quadrati, articolati su tre piani, è stato progettato dallo studio locale di architettura Morphogenesis e sorge in un’area residenziale di New Delhi. E se di Land art è difficile parlare, quantomeno per questa struttura si potrebbe usare la definizione di Land architecture. Immense vetrate rendono sfumato il legame tra interno ed esterno, balconi percorsi da pannelli di legno si protendono dall’edificio come i rami di un albero e finestre minute assumono le sembianze di grotte e anfratti. Mentre, all’interno, percorsi geometrici di ciottoli ritmano in maniera ieratica l’open space botanico, illuminato da una cascata di luce. L’acqua purificatrice, cara alla cultura induista, fluisce pacata negli anfratti di piscine sopraelevate. La tradizione si confronta con la modernità, dicotomia sociale che diventa dicotomia architettonica. E gli spazi raccontano la nuova vita pubblica e privata delle famiglie indiane, nell’epoca della globalizzazione, dei viaggi e dei nuovi media. Spazi paralleli sono pensati per rispondere alle esigenze di tre generazioni e vengono sovrapposti su tre differenti livelli: la dimora intima della famiglia, l’area di confronto intergenerazionale, che comprende la cucina e la sala da pranzo, e il dominio pubblico dell’ingresso e del salotto, pensati per ospitare il Manthan, un tipico evento culturale indiano finalizzato a promuove uno scambio energetico di idee tra varie discipline creative. È lo stesso concetto di scambio che si compie anche tra le forze primarie, l’aria, l’acqua e la luce. La casa è stata progettata infatti come un oggetto poroso perché possa essere percorsa, in lungo e in largo, dall’aria e dalla luce. Forze della natura in grado di garantire un effetto di riscaldamento e, al contempo, di raffreddamento naturale, frutto delle correnti spontanee che caratterizzano il clima di New Delhi. Proprio come nelle costruzioni antiche, nei mausolei o nelle tombe egizie, ad esempio, dove cunicoli e anfratti venivano studiati ad arte per sfruttare le correnti spontanee e garantire una perfetta areazione. Con un approccio eco-friendly ante litteram. Studiato ad arte è anche l’orientamento della piantina: un rettangolo disteso da nord verso sud, richiamando i punti cardinale, in un rituale in bilico tra sacro e profano. A sormontare la cima, una semi-cupola di luce. Un arco netto che si staglia verso il cielo, aprendosi alle stelle e proteggendo, al contempo, la sacralità della famiglia.