Painting the luxe

di Matteo Zampollo

Painting the luxe
La boutique parigina di Kenzo attaccata da Kidult

Iconoclasta. Soprattutto verso i marchi del lusso. Anzi, soprattutto verso i marchi del lusso che si sono spostati verso la street art. «Il lusso è l’esatto opposto dei graffiti». Laconico, mascherato, Kidult azzanna i loghi, li mastica, assorbe il loro valore e li sputa, regalando loro una nuova dimensione. Un nuovo quid. Deturpato, certo. Armato di estintore caricato a vernice, ha aggredito le maison più importanti del mondo. Come un moderno Robin Hood. Se l’è presa con la Céline di Phoebe Philo per aver utilizzato degli skateboard nel suo advertising. E in risposta ha riempito di vernice rosa le vetrine di una delle sue boutique parigine. Arte? Graffiti? Vandalismo? O anche sottile marketing? Forse un po’ di tutti, almeno dal suo punto di vista. Ciò che realizza, lo pensa come una serie di installazioni temporanee di un artista di strada. «Tutti questi marchi», ha spiegato Kidult, «hanno utilizzato i graffiti come mezzo di comunicazione per guadagnare ed essere cool, senza sapere nulla della loro cultura. Quando agisco, non passo solo a lasciare un saluto. Se a loro piacciono davvero i graffiti, io glieli sto regalando». Un regalo non sempre gradito, a dirla tutta. Il lavoro di Kidult non si limita però a quello con l’estintore. Tante anche le pubblicità che trasforma, i cartelloni che contamina. Oppure le opere che realizza e che incolla a pochi metri dalle boutique. Per far riflettere in un modo tutto suo. Illegale, certamente. «Proprio come i graffiti devono essere».