Web Album n. 1 - Balenciaga

Dopo il divorzio a sorpresa, MFF celebra i 15 anni del matrimonio creativo tra la maison del gruppo Ppr e lo stilista francesce che ha ridato un'anima alla storica griffe. Trasformandola in una vedette mondiale di sperimentazione e avanguardia.


Un matrimonio forte, che sembrava indissolubile. Terminato con un laconico comunicato spedito a tutto il mondo il 5 novembre alle ore 15. Balenciaga, maison satellite del gruppo Ppr, e Nicolas Ghesquière, anima della griffe dal 1997 (la sua prima collezione è quella della primavera-estate 1998, ndr) decidono di comune accordo di separarsi dopo 15 anni di collaborazione. Nulla di più se non i ringraziamenti di François-Henri Pinault e il silenzio di Ghesquière, schivo e riservato come sempre, che proprio nei giorni dello statement si trovava in Giappone per il matrimonio di un’amica. I rumors impazzano in un tam tam tra web, sms e telefonate concitate. Sul futuro di Ghesquière (si mormora un corteggiamento da parte di Bernard Arnault di Lvmh per creare il suo marchio ma anche della direzione creativa di Schiaparelli) e sul futuro della storica maison francese. Che nell’anno dei suoi 75 anni si ritrova a perdere il suo timoniere. Quel giovanissimo designer francese arrivato in sordina, a 26 anni, nell’atelier del marchio per occuparsi della gestione delle licenze accanto a Josephus Thimister, responsabile del ready to wear. All’attivo l’esperienza accanto a Jean Paul Gaultier, ma anche collaborazioni con Callaghan, a cui ha regalato alcune delle migliori collezioni della sua storia. Il passo è breve. Nell’ottobre del 1997 il battesimo sulla passerella di Parigi della collezione di ready to wear, primo step di una storia di successo che ha scritto un capitolo importante nella storia del costume moderno. Balenciaga diventa Ghesquière e Ghesquière diventa Balenciaga in un gemellaggio indissolubile all’insegna della sperimentazione irriverente, dell’avanguardia futuribile. Scandita poco per volta, stagione dopo stagione. Grazie a un’architettura progettuale a 360 gradi. Il womenswear; le campagna adv diventate immediatamente cool; i progetti retail. Con una certezza: «No compromises... nessun tentennamento. Con i miei abiti, il mio design e le mie idee voglio prima di tutto piacere a me stesso, rispettando il nome di questa maison. Poi il resto arriverà», era solito ripetere durante le giornate trascorse nell’headquarter di rue Cassette. Il resto è storia. L’innamoramento professionale dell’accoppiata Tom Ford e Domenico De Sole, ai tempi al timone estetico e manageriale del Gucci group, che nel 2001 acquista la griffe dal gruppo cosmetico Jacques Bogart (il 91% entra nel portafoglio della doppia G e il restante 9% resta in mano al designer, ndr). Il credo di Ghesquière non cambia: «Zero compromises!» anche dopo l’uscita di scena dell’accoppiata Dom-Tom e l’arrivo del gruppo Ppr guidato da François Henri Pinault. E aveva ragione, perché sfilata dopo sfilata, in un pellegrinaggio cool tra Parigi e New York, quello che era chiaro per il mondo della moda, per i fashionista più raffinati, è esploso come fenomeno di costume globale. Grazie a una borsa, quella City dalla silhouette vagamente 70s ma dal gusto rock e parisienne, che diventata la Borsa con la B maiuscola, simbolo di una certa nonchalance cool internazionale.

«No compromises... nessun tentennamento. Con i miei abiti, il mio design e le mie idee voglio prima di tutto piacere a me stesso, rispettando il nome di questa maison. Poi il resto arriverà», era solito ripetere Nicolas Ghesquière durante le giornate trascorse nell’headquarter di rue Cassette.

Balenciaga diventa il piccolo gioiello del gruppo, capace di trainare i conti della divisione che all’interno di Ppr racchiude gli altri marchi young & cool, ma soprattutto fedele a un mantra preciso e radicato nell’avanguardia sperimentale, nonostante un’eredità ingombrante. «Monsieur Cristobal Balenciaga è stato un uomo veramente elegante. Ma quando disegno cerco di partire da un mio pensiero. Posso dire, esploriamo il Dna della maison e cerchiamo di introdurre qualcosa che fa parte della storia della griffe nel mio mondo. Il suo lavoro è stato così influente che è dovunque, è parte del patrimonio di questa maison... credo che ogni designer citi il lavoro di Cristóbal e devo dire che sono molto fortunato nel lavorare in questa fashion house dove posso utilizzare tutti i suoi stilemi estetici senza nessun problema». Il verbo della coppia Balenciaga-Ghesquière diventa simbolo della nuova Parigi ma si fa interprete di un codice cool internazionale («Non ho mai voluto spontanemanete che questa maison fosse quintessentially french... quando ho iniziato il mio lavoro ho cercato di fare in modo che Balenciaga fosse intenazionale, che parlasse al mondo»). E di pari passo il management della maison inizia a dare il via a un grande piano di sviluppo worldwide. Arriva la capsule collection legata alla riedizione dei pezzi d’archivio ma anche le mini collezioni legate a una singola tipologia di prodotto; fioriscono le licenze, mirate e calibrate, come i profumi e l’eyewear e crescono i negozi monomarca in giro per il mondo (oggi gli store sono circa 62 con l’idea di crescere in maniera significativa soprattutto in Asia). Arriva il menswear, completamento di un universo principalmente femminile e fioccano le celebrities, intellettuali e di una bellezza understated, muse più che testimonial. Tutto per creare una maison che, secondo una recente stima di Cheuvreux-Crédit agricole group, svilupperebbe un giro d’affari di oltre 210 milioni di euro in continua crescita (il fatturato della griffe, contenuta nella voce altri brand all’interno del bilancio di Ppr, non è mai stato reso noto, ndr). «Negli anni abbiamo sviluppato questa griffe... ora forse mi sento un po’ più solido perché la maison è solida e io stesso mi sento più forte quando creo rispetto a quando ho iniziato», raccontava ancora Ghesquière. Con un ma, fondamentale, per lui che era considerato il faro internazionale della tendenza: «Tutto ciò mi mette addosso una grande tensione, mi rende a volte insicuro. Ma cerco di stare calmo». Il resto è la storia di questi giorni. L’addio condito da qualche pettegolezzo sui rapporti non facili con il management del colosso francese pronto a macinare fatturato fino ad arrivare a 24 miliardi di euro di entro il 2020. Oggi una frase riccheggia nell’atelier parigino della maison, dove si stanno già svolgendo i colloqui per identificare un successore degno della maison e capace di far dimenticare una personalità tanto ingombrante: «Ho dato così tanto di me stesso a Balenciaga in questi anni, che oggi se mi doveste mettere in una stanza e chiedermi di cominciare un progetto Nicolas Ghesquière non saprei da che parte iniziare». (riproduzione riservata)

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